La sanità che cambia: inclusione e benessere diventano parte della cura
Una sanità che cambia non si misura soltanto nell’innovazione tecnologica. Si misura anche nella possibilità di proteggere chi cura, di costruire ambienti di lavoro sostenibili e di riconoscere l’inclusione come elemento concreto della qualità dell’assistenza
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La sanità che cambia: inclusione e benessere diventano parte della cura
Una sanità che cambia non si misura soltanto nell’innovazione tecnologica. Si misura anche nella possibilità di proteggere chi cura, di costruire ambienti di lavoro sostenibili e di riconoscere l’inclusione come elemento concreto della qualità dell’assistenza.
Sono questi i temi al centro dell’incontro “La sanità che cambia – inclusione e benessere come concetto di cura”, organizzato dal CUP ER (Comitato Unitario delle Professioni Intellettuali degli Ordini e Collegi Professionali), che si terrà il 5 maggio, dalle 18 alle 20, presso la sede dell’Ordine dei Farmacisti di Via Garibaldi 3 a Bologna. L’incontro metterà a confronto i rappresentanti delle professioni sanitarie e sociosanitarie su tre direttrici: le nuove sfide della sanità, il benessere il contrasto al burnout dei professionisti, l’inclusione come leva strategica di cura.
Il tema del burnout, fenomeno legato allo stress cronico nei contesti di lavoro, che riguarda tutti gli operatori sanitari e sociosanitari come riportano i dati di varie analisi, sarà scandagliato su più fronti. «Gli strumenti della psicologia non si utilizzano solo per la clinica, come molti ancora pensano», premette Luana Valletta, Presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, che sarà presente durante la tavola rotonda “La sanità del futuro: quale ruolo per la formazione”, insieme ad altri rappresentanti degli Ordini professionali aderenti al CUP ER. «Investire in psicologia per migliorare gli ambienti e l’organizzazione del lavoro, ossia investire sul benessere organizzativo, può aiutare anche a contrastare il fenomeno, purtroppo molto diffuso, del burnout tra gli operatori sanitari e sociosanitari. Ma non solo: può anche aiutare a riorganizzare gli spazi e a pensarli in modo più efficace, operando un work design e re-design come forma di prevenzione primaria, sia per gli operatori che per i pazienti. Il benessere non è un concetto individuale, ma è sempre più influenzato dai contesti più prossimali, da quelli familiari a quelli lavorativi. E per far sì che nei contesti organizzativi sia implementato in modo efficace, l’altro investimento necessario è quello in formazione. Prevedendo un’apertura all’integrazione tra competenze tecniche e trasversali, cioè le cosiddette non technical skills legate agli aspetti relazionali, emotivi, cognitivi e psicosociali».
L’integrazione tra benessere organizzativo e formazione può contribuire anche ad affrontare uno dei costi meno visibili del malessere nei luoghi di cura: le great resignation, le dimissioni silenziose, sempre più frequenti nel settore pubblico sanitario. La perdita di attrattività del servizio pubblico, infatti, fa spostare i professionisti sanitari verso il privato, lasciando contesti percepiti come troppo faticosi, poco valorizzanti e sostenibili.
Cura, quindi va intesa in senso trasversale: non è solo ciò che viene offerto dai professionisti ai pazienti, ma è anche il modo in cui il sistema si prende cura di chi cura. «Dovremmo, infatti, interrogarci sul concetto di cura. Prendersi cura è anche prendersi cura di una buona qualità delle relazioni, della comunicazione, delle connessioni tra le persone. Richiede empatia, maggiore valorizzazione delle risorse e maggiore investimento emotivo e motivazionale», commenta la Presidente Valletta.
Quali le sfide per il futuro? Tra queste vi è l’inclusione nei contesti sanitari, che dovrà vedere un cambio di paradigma, da valore etico a leva strategica. Durante l’incontro del 5 maggio, sarà approfondito il concetto operativo dell’inclusione e la gestione delle diversità professionali, culturali e generazionali come fattori capaci di incidere sull’innovazione organizzativa e sull’esperienza del paziente. E anche su questo terreno la psicologia può offrire un contributo: «Oggi, è sempre più necessario pensare a lavori in équipe multidisciplinari, dove siano previste anche le competenze della psicologia come parte integrante del percorso di cura», conclude la Presidente Valletta. «La presenza della figura dello psicologo può aiutare non solo a leggere il bisogno clinico, ma anche le dinamiche relazionali, comunicative e organizzative che incidono sulla qualità dell’assistenza. Una sanità più inclusiva e più attenta al benessere dei professionisti è anche una sanità più capace di rispondere ai bisogni delle persone. E permette anche di risparmiare sui costi, perché oltre a migliorare l’appropriatezza terapeutica permette di risparmiare sui costi di diretti e indiretti dell’assistenza e dell’organizzazione». L’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, al fine di migliorare il benessere organizzativo, a fine aprile firmerà un Protocollo di Intesa con la SIPLO (Società Italiana di Psicologia del Lavoro e della Organizzazione).
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