Rimpatri, il governo prepara un decreto per abrogare gli incentivi ai legali
Il decreto sicurezza va avanti alla Camera con la fiducia nel testo uscito dal Senato, ma Palazzo Chigi lavora già a un intervento successivo sulla norma contestata dal Quirinale.
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Il governo va avanti sul decreto sicurezza alla Camera, ma prepara già una correzione immediata sul punto più contestato del provvedimento: la norma che introduce un incentivo economico per i legali coinvolti nelle pratiche di rimpatrio volontario assistito dei migranti. Secondo quanto si apprende, la soluzione che ha preso quota a Palazzo Chigi è un decreto legge ad hoc per abrogare o comunque modificare rapidamente la disposizione finita sotto i rilievi del Quirinale.
Il passaggio parlamentare, intanto, non si ferma. La Camera dei deputati ha già calendarizzato l’esame del ddl di conversione del decreto-legge 23/2026 per martedì 21 aprile, con la preannunciata questione di fiducia, e ha fissato per mercoledì 22 aprile le dichiarazioni di voto e il voto per appello nominale. Il testo, dunque, prosegue nel suo iter senza modifiche immediate, proprio per evitare un nuovo passaggio al Senato a pochi giorni dalla scadenza del 25 aprile.
La scelta di non toccare subito il testo
Nelle ultime ore era stata valutata l’ipotesi di un emendamento correttivo direttamente in commissione, ma la strada è stata abbandonata per il rischio concreto di far slittare il provvedimento oltre i termini utili. ANSA ricostruisce che, nel corso di una giornata molto tesa tra Parlamento, Palazzo Chigi e Colle, alla fine ha preso quota proprio l’ipotesi di un nuovo decreto che si limiti a smontare il punto contestato dopo l’approvazione definitiva del decreto sicurezza.
La norma sotto osservazione è quella che prevede un incentivo da 615 euro per chi assiste il migrante nel percorso di rimpatrio volontario. È il passaggio che ha provocato le critiche più dure da parte di opposizioni, avvocatura e magistratura, ma soprattutto ha attirato la forte attenzione del Quirinale. ANSA riferisce che il presidente della Repubblica avrebbe espresso forte contrarietà alla disposizione e che il sottosegretario Alfredo Mantovano si è recato al Colle proprio per affrontare il caso.
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