Consiglio forense nel caos, possibile attacco hacker: «Clienti invitati a cambiare legale»
Sparite per ore le liste con i nomi degli avvocati, casi anche a Udine e a Pordenone.
La presidente dell’Ordine di Udine, Raffaella Sartori, tranuillizza i legali: «Si è trattato di un servizio temporaneo, risolto tempestivamente»
La sorpresa è arrivata il giorno di Pasquetta, poco dopo la mezzanotte, via email o via WhatsApp. «Le comunichiamo che a seguito di verifiche automatiche lei non risulta più iscritto nell’albo degli avvocati del Consiglio nazionale forense».
Una doccia fredda per tantissimi legali di tutta Italia, visto che il Consiglio nazionale forense rappresenta l’anagrafe pubblica della professione.
La vicenda ha riguardato anche gli avvocati friulani, come ha confermato la presidente dell’Ordine di Udine, Raffaella Sartori. «Si è trattato di un servizio temporaneo – ha detto – risolto tempestivamente già nel pomeriggio di Pasquetta dal Consiglio nazionale forense». Un disagio durato circa 13 ore. Ancora da chiarire le cause della cancellazione, anche se non si esclude possa essersi trattato di un attacco hacker.
Non sono però mancate delle conseguenze dirette per alcuni legali friulani, e delle province di Udine e Pordenone in particolare. È il caso di Giorgio Weil, che si è ritrovato con il profilo utente sulla piattaforma Conciliaweb (legata, appunto, alle liste del Consiglio nazionale forense), utilizzata per la gestione delle controversie legali legate al mondo della telefonia e delle telecomunicazioni.
«Inizialmente – racconta l’avvocato udinese Giorgio Weil – pensavo si trattasse di fishing, poi ho controllato ed effettivamente non risultavo più iscritto. In automatico, la piattaforma dell’Agcom, non trovando più il mio nome, ha bloccato il profilo. In questo modo, non ho avuto più accesso alla documentazione riguardante i clienti che si sono affidati a me».
Per Weil ci sono stati disagi ancora più gravi: «In automatico è stato recapitato un messaggio ai miei assistiti nel quale li si avvertiva che il loro avvocato non era più iscritto alla piattaforma, con l’invito a trovarsi un nuovo legale».
Un danno di immagine non da poco, se si considera che l’albo del Consiglio nazionale forense viene utilizzato anche per distinguere avvocati veri da quelli fasulli.
Alessandro Cesare Il Messaggero Veneto
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