Tra le toghe rosse in trincea: Se vince il sì ci aspettano tempi duri
Al congresso di Magistratura democratica preoccupazione e ironia.
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“Porto il saluto mio e quello del plotone”, dice Francesco Lo Voi, procuratore di Roma che pure sta a centrodestra, tornando sulla frase della capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio
“Porto il saluto mio e quello del plotone di…della procura di Roma”. È in vena di battute Francesco Lo Voi, procuratore di Roma, unica toga di centrodestra tra le toghe rosse. Il contesto è quello del congresso di Magistratura democratica, che arriva a pochi giorni dal referendum sulla giustizia. In un clima di contrapposizione e incertezze. Lo Voi si riferisce alle parole di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia, che ha definito “plotone di esecuzione” la magistratura. E che è indagata proprio dalla procura di Roma nell’inchiesta sul rimpatrio del generale libico Almasri.
Lo Voi ha voglia di scherzare, le toghe rosse meno. “Se vince il sì – dice Nello Rossi, uno dei volti storici della corrente di sinistra dei magistrati – ci aspetta una stagione dura”. In platea lo ascoltano toghe che sono state molto esposte di recente. Perché attaccate dal governo. C’è Marco Patarnello, messo alla berlina da Meloni per uno stralcio di un’email mandata ad altri magistrati, in cui criticava la premier. C’è Silvia Albano, giudice dell’immigrazione a Roma nonché presidente di Md, attaccata dal governo alcune decisioni sui migranti.
Nei conciliaboli tra le toghe serpeggia timore sull’esito referendario: “Ho paura di tutto quello che può succedere da qui al giorno del voto”, dice uno di loro. In un momento in cui non si possono citare più i sondaggi, nel fortino delle toghe rosse si guarda con sospetto a una possibile rimonta del sì. A creare scompiglio sono state le parole di Giuliano Pisapia. L’avvocato e professore progressista, nonché volto storico della sinistra, ha detto a un cronista de Il giornale che voterà sì. Chi lo conosce non aveva ragione di sospettare il contrario: Pisapia sostiene la separazione delle carriere da decenni. Lo ha fatto anche in un libro con Carlo Nordio. Quello che ha stupito le toghe è la tempistica con cui ha reso nota a tutti la sua opinione: “Perché proprio ora?”.
Al centro congressi di piazza di Spagna pesa un’assenza: quella di monsignor Francesco Savino, numero due della Conferenza episcopale italiana, che dopo aver annunciato la presenza di è sfilato. Per l’opposizione è “colpa del clima che si è creato”. Nessun commento ufficiale da Md, i cui vertici sono però dispiaciuti dall’assenza. A dissuadere Savino dalla partecipazione sarebbero stati gli attacchi del centrodestra misti a una certa moral suasion degli esponenti più cattolici della maggioranza. Un ruolo ha avuto anche la fronda più tradizionalista della Cei.
In sala interviene il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Fabio Pinelli, di area centrodestra. Difende l’istituzione e si prende un paio di inaspettati applausi, sulle carceri e sui procedimenti disciplinari: “Il rigore dei giudizi sui magistrati – sostiene – non si misura con la percentuale delle condanne”.
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, invitato non si presenta e manda un video. Prova a imbonire la platea. Il messaggio del Guardasigilli ex magistrato, accolto senza particolare calore, termina con sportività: “Cari colleghi, vinca il migliore”.
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