Le donne studiano più degli uomini ma guadagnano il 25% in meno, il gender gap zavorra per l’Italia
I dati del Rendiconto Inps. Il tasso di occupazione femminile fermo al 43% contro il 71% degli uomini.
In evidenza
Il terzo Rendiconto di genere del CIV dell’INPS, presentato a Roma, restituisce una fotografia nitida e per molti versi ancora dura dell’Italia: le donne sono più della metà della popolazione, studiano di più, ma continuano a lavorare meno, guadagnare meno e arrivare alla pensione con assegni più leggeri. È un quadro sociale, certo. Ma è anche un grande tema economico, perché il divario di genere non è solo una questione di diritti: è un freno strutturale alla crescita del Paese. Il punto di partenza è demografico. Al 1° gennaio 2025 l’Italia conta 58,9 milioni di abitanti, con una quota femminile del 51,1%. Ma il dato che pesa davvero è un altro: il saldo naturale resta negativo per 272.468 unità nel 2024, effetto di nascite in calo e popolazione che invecchia. Nel Rendiconto si evidenzia anche la forte erosione della base della piramide demografica: la fascia 0-14 anni è ormai circa la metà di quella over 65. Tradotto: meno giovani, più anziani, più pressione sul sistema produttivo e previdenziale. Dentro questo scenario, la condizione femminile resta la vera cartina di tornasole della tenuta economica e sociale. Nel 2024 il tasso di occupazione delle donne si ferma al 53,3%, contro il 71,1% degli uomini: quasi 18 punti di distanza. Non solo. Le assunzioni femminili rappresentano il 42,2% del totale e, se si guarda ai contratti a tempo indeterminato, la quota femminile scende ulteriormente: appena il 36,7%. È il segno di una doppia penalizzazione, quantitativa e qualitativa: meno accesso al lavoro e meno stabilità.
Salari inferiori alle donne
Anche quando il lavoro c’è, spesso è più fragile. Le donne sono il 67,2% dei lavoratori part time e il part time involontario — quello accettato in mancanza di alternative — riguarda il 13,7% delle occupate contro il 4,6% degli uomini. In termini economici significa salari più bassi, minori contributi versati, minore autonomia e più rischio di povertà nel medio periodo. È una catena che parte dall’organizzazione del lavoro e arriva fino alla pensione. Il nodo salariale resta centrale. Il Rendiconto segnala un gap retributivo di genere superiore a 25 punti percentuali, con differenze molto marcate in alcuni comparti chiave: 19,7% nella manifattura, 23,6% nel commercio, 15,7% in alloggio e ristorazione, fino al 31,7% nelle attività finanziarie e assicurative. Proprio dove la qualità professionale e il valore aggiunto dovrebbero premiare il merito, il divario resta ampio. E non sorprende allora che i ruoli dirigenziali siano occupati da donne solo nel 21,8% dei casi, mentre tra i quadri la quota femminile è del 33,1%.
Più donne laureate che uomini
Il paradosso italiano è che il problema non nasce dalla formazione. Anzi. Le donne superano gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,4%). Il Rendiconto mostra anche una presenza femminile molto forte nei percorsi universitari e post-laurea, con percentuali maggioritarie nella maggior parte delle aree disciplinari. Eppure, questo vantaggio educativo non si traduce in uguale accesso alle posizioni apicali né in un pieno recupero occupazionale. In altre parole: il Paese investe in capitale umano femminile e poi ne utilizza solo una parte. Una perdita netta di produttività e di crescita potenziale.
Congedi parentali e welfare
A pesare è soprattutto il lavoro di cura, che continua a essere distribuito in modo squilibrato. Nel 2024 le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro 2,8 milioni degli uomini. È un dato che racconta meglio di molti discorsi dove si scarica il costo organizzativo della genitorialità. Se a questo si aggiunge la carenza di asili nido — solo Umbria, Emilia-Romagna e Valle d’Aosta raggiungono o sfiorano l’obiettivo dei 45 posti ogni 100 bambini tra 0 e 2 anni — il risultato è un sistema che rende più difficile lavorare proprio a chi avrebbe titolo e competenze per farlo. Il Rendiconto non si limita al mercato del lavoro. Inserisce il tema, giustamente, in una cornice sociale più ampia: dalla violenza di genere agli strumenti di sostegno. Le denunce aumentano, segnale di un fenomeno ancora radicato ma anche di una maggiore emersione. Sul fronte del Reddito di libertà, dopo anni di coperture insufficienti, nel 2025 lo sblocco di nuove risorse ha consentito di accogliere 3.711 domande, dopo le forti limitazioni registrate negli anni precedenti. Anche questo è welfare economico: senza protezione e autonomia, l’uscita dalla violenza resta più difficile.
Pensioni più basse
Infine, la pensione: il punto in cui tutti i divari si sommano. Le pensionate sono più numerose dei pensionati (7,99 milioni contro 7,37 milioni), ma gli importi restano significativamente inferiori. Nel lavoro dipendente privato, le pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità delle donne risultano rispettivamente più basse del 25,1% e del 31,5%; per le pensioni di vecchiaia il divario arriva al 44,2%. Non è un’anomalia statistica: è il riflesso di carriere discontinue, salari più bassi e minori versamenti. E infatti solo il 34,2% dei beneficiari di pensione anticipata è donna. Il messaggio economico del Rendiconto è semplice e potente: il gender gap non è una questione “laterale”, ma un indicatore decisivo della competitività italiana. Se il Paese non riduce il divario tra istruzione e lavoro, tra lavoro e retribuzione, tra retribuzione e pensione, continuerà a perdere crescita, gettito, natalità e coesione sociale. La parità, in questa chiave, non è solo un obiettivo civile: è una politica industriale, fiscale e demografica insieme.
Altre Notizie della sezione
“Riducete interrogazioni e verifiche durante il Ramadan”
24 Febbraio 2026Una circolare di una scuola di Genova fa discutere.
Olimpiadi, scuse della Rai dopo il fuorionda che invita a ignorare gli israeliani
23 Febbraio 2026Durante la diretta del bob a quattro su Rai 2 una voce fuori onda dice "Evitiamo l’equipaggio dell’israeliano".
Milano, ladro rimane intrappolato nel caveau di una banca per tutta la notte
20 Febbraio 2026Ai vigili del fuoco sono servite nove ore per riuscire a liberare l'intruso, poi arrestato per tentato furto aggravato.
