Sempre meno liberi professionisti
Confprofessioni: intervenire sull'equo compenso.
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Serve una riforma organica che “definisca confini chiari e principi generali comuni” per le libere professioni, giacché si vive “un quadro di difficoltà strutturali: calo degli iscritti, scarsa attrattività per i giovani e compensi troppo bassi”.
A segnalarlo questa mattina nella commissione Giustizia del Senato Confprofessioni, ascoltata su uno dei quattro disegni di legge delega per riordino del comparto all’esame dei due rami del Parlamento.
Il vicepresidente della Confederazione Andrea Dili ha ricordato i dati dell’Osservatorio dello stesso organismo delle associazioni professionali, secondo cui c’è stata “una contrazione del 3,5% degli iscritti agli Ordini oggetto di riforma tra il 2017 e il 2024, pari a 27.500 unità in meno”.
Pertanto, ha proseguito, “senza affrontare seriamente il tema dell’equo compenso (ad essere tenuti ad osservare la legge del 2023 sono i grandi committenti, ossia le imprese con almeno 50 dipendenti e con oltre 10 milioni di euro di fatturato, ndr) e degli oneri che gravano sugli studi, qualsiasi intervento rischia di essere inefficace”.
E un ulteriore elemento critico riguarda la tendenza a parcellizzare la regolamentazione delle società tra professionisti, giacché “il valore delle aggregazioni sta nella capacità di integrare competenze diverse per offrire servizi personalizzati e multidisciplinari come richiede il mercato. Invece, ha chiuso Dili con riferimento ai contenuti delle riforme, “creare modelli di Stp (Società tra professionisti) separati per ogni categoria, replicando e moltiplicando esperienze settoriali come le Sta (Società tra avvocati) significherebbe indebolire la competitività delle libere professioni e ostacolare la crescita degli studi”.
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