“Una mobilitazione diretta dei cittadini per una vera Europa"
Al Congresso Eumans di Parigi il presidente del movimento paneuropeo lancia la sfida: mobilitazione diretta dei cittadini e intelligenza artificiale civica contro la paralisi delle istituzioni.
Le discussioni tra capi di governo, i negoziati tra partiti nazionali, i vertici a Bruxelles. La macchina Europa gira, ma secondo il politico e attivista Marco Cappato c’è la necessità di una mobilitazione paneuropea. Cappato è presidente di Eumans, il movimento continentale di iniziativa popolare fondato nel 2020, che guarda alla frattura tra le istituzioni europee e chi dovrebbe esserne il fondamento democratico: i cittadini. “Non c’è possibilità di costruire una reale democrazia soltanto attraverso un’azione di vertice”, afferma.
Al quarto Congresso di Eumans, in programma a Parigi dal 5 al 7 febbraio con il sostegno dell’Associazione Luca Coscioni, Cappato presenta una visione alternativa di democrazia europea. Il problema, spiega, è strutturale: “Il Parlamento Europeo è molto più debole rispetto ai già deboli parlamenti nazionali”. Gli strumenti di partecipazione diretta esistono: le Iniziative dei Cittadini Europei permettono di raccogliere firme e obbligare la Commissione a rispondere. Un esempio recente è “My Voice, My Choice”, l’iniziativa sull’accesso all’aborto sicuro che con 1,2 milioni di firme ha costretto la Commissione a pronunciarsi.
E quando funzionano, questi strumenti possono cambiare le cose. Le Iniziative hanno già prodotto risultati: “Right2Water” con 1,8 milioni di firme, ha portato la Commissione a garantire l’accesso universale all’acqua potabile; “End the Cage Age” con 1,3 milioni di firme ha avviato un esame legislativo sul divieto delle gabbie negli allevamenti. Ma per Cappato questi strumenti “da soli non riescono a garantire risultati”: serve una mobilitazione paneuropea che li renda efficaci. E soprattutto, tutto passa dal filtro nazionale: “Se vuoi fare qualcosa a livello europeo, prima devi essere in un’organizzazione nazionale che poi coopera a livello europeo. Quello che manca sono organizzazioni dove il cittadino italiano, polacco, spagnolo possano lavorare insieme direttamente”. La novità, secondo Cappato, è che oggi questo è tecnicamente possibile. “Fino a ieri le barriere linguistiche per un’interazione diretta tra cittadini di diversa nazionalità erano difficilmente superabili. Oggi, con le traduzioni e le interpretazioni automatiche, quella barriera sta crollando”.
È il momento, quindi, di costruire strumenti nuovi. Anche a partire dall’intelligenza artificiale, che Cappato chiama “intelligenza artificiale civica”: investimenti pubblici europei per creare piattaforme dove l’algoritmo non sia progettato per vendere pubblicità, ma per “premiare il dialogo, il confronto, le proposte”. L’opposto dei social network attuali, che “promuovono contenuti polarizzanti perché attirano l’attenzione e ti lasciano incollato allo schermo”. Oggi, denuncia, centinaia di miliardi vengono investiti in intelligenza artificiale con finalità commerciali o militari. “È praticamente assente l’idea che si debba investire sull’intelligenza artificiale come servizio pubblico”.
Per Cappato l’urgenza è dettata anche dal contesto internazionale. “Di fronte alla demolizione dell’ordine globale ad opera di Trump”, l’Europa deve scegliere. Gli Stati Uniti, almeno in questa fase, “hanno rinunciato ad avere la democrazia e lo stato di diritto come valori di riferimento”. Il banco di prova immediato è la difesa della Corte Penale Internazionale, l’unica giurisdizione mondiale in grado di giudicare crimini di genocidio e crimini contro l’umanità. La Corte è sotto sanzioni americane da un anno; la Russia ha condannato in contumacia un giudice italiano che ne fa parte. L’Unione Europea avrebbe il potere di vietare l’applicazione delle sanzioni sul proprio territorio, ma non agisce. Per Cappato la posta in gioco va oltre i confini europei: “Non sarebbe solo la marginalizzazione dell’Europa, sarebbe la marginalizzazione della democrazia e dello stato di diritto come modello”. La partita, insomma, non è solo su singole battaglie. È sulla capacità dell’Europa di dimostrare che esiste un’alternativa alla democrazia che subissata dalla burocrazia rischia di alienare i cittadini.
di Mariahelena Rodriguez su Huffpost
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