MEDICI DI BASE, ACCORDO VICINO
Verso la riforma: addio agli studi privati, i medici entrano nelle Case di Comunità con servizio territoriale h24.
L’accordo con i medici di base è in dirittura d’arrivo e rappresenta uno snodo decisivo nella riforma del Servizio sanitario nazionale. Il Ministero della Salute, in collaborazione con le Regioni, sta definendo il nuovo modello di sanità territoriale con l’obiettivo di rendere l’assistenza più vicina ai cittadini, ridurre le disuguaglianze tra territori e superare criticità strutturali che da anni penalizzano l’accesso alle cure.
Al centro della riforma c’è un cambiamento radicale del ruolo del medico di famiglia. I medici di base non saranno più liberi professionisti con uno studio privato, ma diventeranno dipendenti del Servizio sanitario nazionale. Opereranno all’interno di strutture pubbliche come le Case della Comunità, gli Ospedali di Comunità, le Centrali operative territoriali e i Distretti sanitari, entrando a pieno titolo in una rete assistenziale integrata con ospedali e servizi specialistici.
La scelta mira a superare un modello organizzativo frammentato, che ha spesso generato disservizi e carenze soprattutto nelle aree più periferiche del Paese. Il nuovo assetto punta a rafforzare la continuità di cura, in particolare per i pazienti cronici, fragili o con disabilità, garantendo una presa in carico più strutturata e coordinata. In questa prospettiva, il medico di base diventa il primo punto di riferimento stabile per il cittadino, inserito in un sistema capace di rispondere ai bisogni sanitari e sociali in modo unitario.
Elemento chiave della riforma sono le Case della Comunità, finanziate con le risorse del PNRR e destinate a diffondersi in modo capillare su tutto il territorio nazionale. Le strutture saranno aperte 24 ore su 24, sette giorni su sette, e offriranno un’ampia gamma di servizi: assistenza medica continuativa, presenza infermieristica estesa, punto unico di accesso sanitario e sociale, servizi diagnostici, ambulatori specialistici, attività di prevenzione, vaccinazioni e assistenza domiciliare di base. Tutto sarà collegato a un sistema integrato di prenotazione con il Cup.
Accanto alle Case della Comunità, la riforma prevede l’istituzione di Centrali operative territoriali, con il compito di coordinare la presa in carico dei pazienti e fare da raccordo tra i diversi livelli assistenziali, compresa la rete dell’emergenza-urgenza. A supporto dei cittadini sarà attivo il numero europeo armonizzato 116117, gratuito e disponibile 24 ore su 24, per le cure mediche non urgenti.
Cambia anche il percorso formativo dei futuri medici di medicina generale. La specializzazione diventerà universitaria e non più regionale, con l’obiettivo di garantire standard qualitativi omogenei e di aumentare il numero di professionisti disponibili sul territorio, rispondendo così alla crescente domanda di assistenza primaria.
Il testo di legge che introdurrà le nuove regole contrattuali è ancora in fase di definizione, ma la direzione è chiara: rafforzare la sanità di prossimità, migliorare l’organizzazione delle cure primarie e riportare il paziente al centro del sistema. Una riforma destinata a incidere profondamente sul volto della sanità pubblica e sul rapporto quotidiano tra cittadini e medici di famiglia.
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