Il Pd è diventato un partito monolite.
Da tempo Pina Picierno e altri denunciano un clima interno ostile, e chiedono la convocazione della direzione nazionale.
Ma dal Nazareno, nessuno si fa sentire. E forse la segretaria spera che qualcuno scelga di andarsene dai dem per conto suo
Graziano Delrio scruta le agenzie. Come va? “Male”. A metà pomeriggio, mentre in aula si è appena tenuta la commemorazione del giorno della memoria, al Nazareno i Pro Pal vogliono manifestare contro di lui. Reo, questa l’accusa, di aver presentato un testo di legge contro l’antisemitismo che secondo le critiche equipara antisionismo ad antisemitismo. Di più: lunedì Delrio ha partecipato a un convegno sul tema con Maurizio Gasparri. Intendenza col nemico. Anche se la Questura ha vietato le manifestazioni, un gruppo di Pro Pal ha fatto sapere di voler manifestare ugualmente contro Delrio. “Una manifestazione al partito, contro di me. È incredibile. La situazione sta precipitando”, non si dà pace l’ex ministro.
Delrio è il capofila dei riformisti più intransigenti. Contro di loro sarebbe cominciata la caccia alle streghe, come ha denunciato Pina Picierno. Un sindaco del Pd, Francesco Tagliaferri, ha composto un collage con le loro foto: Beatrice Lorenzin, Pierferdinando Casini, Filippo Sensi, Andrea Martella, Walter Verini, Simona Malpezzi, Alessandro Alfieri, Sandra Zampa, Tatiana Rojc, Alfredo Bazoli. “Undici riformisti Pd vogliono trasformare il dissenso in reato. Via i sionisti dal Pd!”, scrive.
Meno male che ci sono gli amici. Enrico Borghi, capogruppo di Italia Viva, vuole lenire il travaglio dell’ex collega. Gli passa un braccio intorno alle spalle e gli recita un verso del Vangelo di Giovanni: “In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi”. Roba da democristiani. Ma perfettamente comprensibile. Anche perché il verso si conclude così: “Seguimi”. Chez Renzi.
Delrio sorride e si defila. Ma Borghi ha centrato il punto: c’è ancora spazio per i riformisti dem nel partito? Da tempo Pina Picierno ed altri denunciano il clima ostile interno. L’ultimo caso è la convocazione della direzione nazionale. Filippo Sensi ha fatto notare che da un anno non si riunisce e non discute. “Con quello che sta succedendo nel mondo, in Europa, Italia, credo ci sia bisogno di confronto. Una Direzione aperta, pubblica, non solo tra noi, al chiuso, al riparo. All’altezza del nome: democratici. È tempo”, dice. Ma dal Nazareno, nessuno si fa sentire.
Il messaggio viene ripreso oggi da Sandra Zampa, sul Foglio: “È ora che la segretaria Schlein e il presidente Bonaccini convochino una direzione”, dice. Stefano Bonaccini, in questo momento, ha in testa il rilancio di Energia Popolare, il 31 gennaio a Napoli. È il correntone dei riformisti pro-Schlein, che si oppongono a quelli di Lorenzo Guerini, Picierno e Gori perché sostengono la segreteria. Che la richiesta venga da loro, non depone bene. Dunque fino al 31, niente. Dopo, chissà.
Ma il sospetto dei riformisti duri e puri, è che Schlein li maltratti per spingerli quasi motu proprio ad abbandonare il Nazareno. A guardare al centro, dove Matteo Renzi ed altri lavorano a una nuova Margherita. Marianna Madia lo ha capito, e si è presentata all’assemblea di Italia Viva. Ancora Zampa: “A Bologna una persona che mi vuole bene mi ha detto con grande onestà ‘guarda, Sandra, che ormai è bene che ve ne andiate, tanto c’è bisogno di una formazione centrista’. Questa cosa significa che, in silenzio, è stata cambiata l’identità pluralista del Pd. Ma Elly dove lo ha deciso? Non si può fare senza una discussione”.
È un paradosso: il partito simbolo delle discussioni infinite, non discute più. E non se ne lamentano solo i riformisti. Anche la sinistra che sta con Schlein ha da che ridire. Il responsabile esteri Peppe Provenzano, la settimana scorsa, ha chiesto a Schlein di convocare la direzione. Lo stesso ha fatto Andrea Orlando. Ma niente, la segretaria a quanto pare non ci sente. “L’ultima direzione? L’abbiamo fatta nel 2014”, scherza un bersaniano.
Chi ne interpreta il pensiero, dice che accade perché Schlein non è pratica delle liturgie di partito. Da movimentista non concepisce che ci siano luoghi di confronto interni. Ogni volta c’è una scadenza che vale la pena di un posticipo. L’assemblea nazionale, per dire, ha dovuto convocarla perché lo prevedeva lo statuto, e lo ha fatto quando i Re Magi si erano già avviati verso Betlemme. Volete litigare proprio ora?
I maliziosi dicono che non voglia essere messa alle strette sul referendum. Dettare la linea del no. E se poi perde? Quale che sia la ragione, resta il paradosso: lei che si era presentata con lo slogan Occupy Pd in nome della democratizzazione del Nazareno, sembra aver portato il partito a via Bellerio, trasformandolo in un facsimile della Lega che fu, quella dove il dissenso era represso con metodi quasi leninisti.
Un po’ di cronaca: l’ultima direzione si è tenuta il 23 settembre scorso. All’ordine del giorno aveva un solo punto: la relazione della segretaria. L’ultima in cui ci sia stato un barlume di confronto, reca la data del 23 febbraio 2025. Lunghi mesi nel corso dei quali Trump ha fatto in tempo ad attaccare il Venezuela, minacciare la Groenlandia, sguinzagliare l’Ice a caccia di migranti e comunisti. La Nato ha obbligato gli Stati membri ad aumentare il budget per la difesa. A Gaza si è raggiunta una faticosa tregua dopo 80mila morti e ora Trump propone una discussa ricostruzione. Sono cambiati un certo numero di leader mondiali, dal papa, al cancelliere tedesco, alla prima donna premier in Giappone. In Italia hanno votato 7 regioni, per un totale di 8 milioni e mezzo di votanti, sono stati bocciati 5 quesiti referendari, si è approvata la legge di bilancio. Su tutto questo – e molto altro – il partito democratico non ha mai discusso nel suo parlamentino.
Ora pare che i riformisti vogliano scrivere alla segretaria: “Vengo con questa mia addirvi”… la convochi la direzione? Lei ci sta pensando. Meno male che a compattare il Pd ci pensano gli avversari. Al Senato sull’antisemitismo il centrodestra ha adottato il testo della Lega, quello più radicale, che contempla le aggravanti e prevede il divieto di manifestazioni Pro Pal se contestano Israele (“Palestina libera dal fiume al mare…”, non si potrà più dire). Di risposta Pd, M5s e Avs presenteranno un emendamento per vietare il saluto romano. “No pasaran”.
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