Il Consiglio nazionale forense aderisce al Comitato Camere penali per il Sì
I consiglieri del Cnf sostengono la separazione delle carriere come evoluzione dell’articolo 111 della Costituzione, fuori da logiche politiche.
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Un’adesione che pesa, sul piano istituzionale e simbolico, nel dibattito sul referendum costituzionale. Tutti i componenti del Consiglio nazionale forense hanno manifestato la volontà di aderire al Comitato Camere penali per il Sì, iniziativa accolta “con particolare soddisfazione” dagli organizzatori della campagna referendaria.
A darne notizia è il presidente del Comitato per il Sì dell’Unione Camere Penali Italiane, Francesco Petrelli, che in una nota sottolinea il valore politico-culturale della scelta compiuta dall’avvocatura istituzionale.
Nella richiesta di adesione, i consiglieri del Cnf chiariscono che la riforma costituzionale sottoposta al voto dei cittadini nasce da una “evoluzione delle previsioni della Carta Costituzionale in funzione di una più efficace attuazione dei principi del giusto processo di cui all’articolo 111 della Costituzione”. Una riforma che, viene precisato, non risponde “a logiche di schieramento politico, di maggioranze e minoranze, di partiti o gruppi”.
I componenti del Consiglio nazionale forense riconoscono inoltre ai penalisti dell’Ucpi “il merito di avere, per tanti anni e con grande pervicacia, sostenuto e perseguito l’idea della separazione delle carriere”, riuscendo a collocarla “ben al di sopra di logiche di parte o di appartenenza” e sul terreno della tutela effettiva dei diritti dei cittadini e di un esercizio della giurisdizione coerente con il modello del processo accusatorio.
Per il Comitato Camere penali per il Sì, la domanda di adesione del Cnf rappresenta “l’espressione più significativa della vocazione riformatrice del ceto forense”, in linea con i valori costituzionali, democratici e repubblicani del giusto processo. Un passaggio che rafforza il fronte favorevole alla riforma e rilancia il ruolo dell’avvocatura come soggetto attivo nel dibattito sulle regole della giurisdizione.
Tra i firmatari della richiesta di adesione figurano Enrico Angelini, Leonardo Arnau, Ettore Atzori, Giovanni Berti Arnoaldi Veli, Giampaolo Brienza, Camillo Cancellario, Paola Carello, Giampiero Cassi, Claudio Consales, Patrizia Corona, Aniello Cosimato, Biancamaria D’Agostino, Francesco De Benedittis, Donato di Campli, Francesco Favi, Paolo Feliziani, Antonio Gagliano, Antonino Galletti, Nadia Giacomina Germanà Tascona, Daniela Giraudo, Francesco Greco, Vittorio Minervini, Francesco Napoli, Mario Napoli, Giovanna Ollà, Francesca Palma, Alessandro Patelli, Francesco Pizzuto, Demetrio Rivellino, Federica Santinon, Carolina Rita Scarano, Lucia Secchi Tarugi, Giovanni Stefanì, Antonello Talerico.
Da Il Dubbio
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