La protesta di una lobby che vuole imporsi come casta
Petardi, fumogeni, bombe carta e aggressioni ai “colleghi che lavorano per le multinazionali”: si scrive sciopero dei taxi, si legge protesta di una lobby che vuole imporsi come casta.
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E per farlo sfida governo e parlamento, rei di valutare un’ipotesi di riforma del settore. Con la consueta prepotenza che puntualmente caratterizza le manifestazioni di piazza dei tassisti, anche ieri i rappresentati della categoria che hanno aderito allo sciopero non si può dire abbiano incrociato le braccia. Almeno non letteralmente. Di certo non a Roma dove hanno preso di mira la Camera dei deputati, causando la chiusura dell’ingresso principale di Palazzo Montecitorio e dell’omonima piazza. Nel mentre hanno ben pensato di aggredire, “tra sputi e calci”, Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali che aveva provocatoriamente raggiunto il sit in con un pos in mano.
La timida e carente reazione della politica
La sceneggiata si è conclusa solamente quando, convocata in prefettura, una delegazione di tassisti ha avuto rassicurazioni circa la presenza di Matteo Salvini a un incontro fissato per oggi al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Insomma, una delle categorie in assoluto più tutelate, nella pretesa di avere il monopolio del settore del trasporto non di linea, punta i piedi. Ciò per evitare la concorrenza di operatori come Uber e le cooperative di Ncc. E lo fa creando disordini nella quasi totale assenza di condanna da parte della politica. Tanto dal centrodestra quanto dal centrosinistra i commenti si contano sulle dita di una sola mano. A essere critici contro le modalità della protesta e le stesse pretese dei tassisti per l’opposizione ci sono solamente Italia Viva, Azione e +Europa.
Lo sciopero dei taxi divide Forza Italia
Nel campo della maggioranza è invece il vicepresidente di Forza Italia, Roberto Occhiuto, a ritenere la protesta “anacronistica” e tesa solamente a “tutelare una corporazione”, riferiscono fonti vicine al governatore della Calabria. Per Occhiuto quello attuale è un sistema che “non funziona più” e che necessita dell’apertura del mercato alla concorrenza. Una posizione abbracciata anche da altri esponenti azzurri, tra i quali Isabella De Monte, prima firmataria di una proposta per meglio regolamentare il settore del trasporto pubblico non di linea. Uno dei motivi per i quali i tassisti sono scesi in piazza. La linea non è però, almeno non al momento, univoca in Forza Italia. Se Occhiuto auspica che il centrodestra apra a “una riforma in senso liberale del settore”, il capogruppo azzurro al Senato, Maurizio Gasparri, ritiene che “i tassisti vanno ascoltati” e assicura che in lui “in Parlamento troveranno sempre un punto di confronto e di attenzione”.
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