La separazione delle carriere è una scelta di civiltà
La Pera presidente della Camera Penale di Cosenza guida la campagna per il Sì al referendum sulla riforma della giustizia e auspica il sostegno delle istituzioni e delle associazioni del Foro bruzio.
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«La separazione tra pubblici ministeri e giudici è un’esigenza di civiltà, alla quale sono certa prenderanno parte anche le istituzioni e le associazioni del Foro bruzio». Con queste parole l’avvocato Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza, ribadisce l’impegno dei penalisti cosentini nella campagna per il Sì al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere nella magistratura.
Da settimane, la Camera Penale porta avanti una comunicazione tanto semplice quanto incisiva: un dialogo quotidiano immaginario con un cittadino curioso di comprendere le ragioni della riforma. L’obiettivo è divulgare con chiarezza le motivazioni che rendono necessaria, secondo l’avvocatura, una netta distinzione dei ruoli tra chi accusa e chi giudica.
Il cuore della battaglia dei penalisti cosentini
I penalisti bruzi puntano il dito su uno dei nodi principali: oggi i pubblici ministeri fanno parte dei Consigli giudiziari, organismi che valutano la carriera e l’operato dei giudici. Una commistione, sostengono, che mina la reale indipendenza della funzione giudicante. «Non è accettabile – spiegano dalla Camera Penale – che i giudici, chiamati a garantire terzietà, restino di fatto sottoposti al giudizio degli stessi pubblici ministeri che rappresentano la parte accusatoria nei processi». Altro punto centrale è la nomina dei Procuratori della Repubblica e dei Presidenti dei Tribunali, che avverrebbe ancora sulla base di logiche correntizie e non meritocratiche. Un sistema, denunciano i penalisti, che rischia di compromettere l’immagine e la credibilità della magistratura.
Un’anomalia tutta italiana
«L’Italia – ha ricordato Le Pera – è tra i pochi Paesi in Europa in cui non esiste una vera separazione delle carriere. Insieme a Romania, Bulgaria e Turchia, siamo ancora legati a un modello superato, che non rispecchia gli standard di una democrazia evoluta».
Per il presidente della Camera Penale, il referendum rappresenta un passaggio storico per affermare una giustizia più equilibrata e trasparente: «La nostra non è una battaglia contro la magistratura, ma per una magistratura più autorevole, indipendente e rispettosa del principio di parità delle parti».
Nel suo recente intervento, Le Pera ha espresso fiducia nel sostegno delle istituzioni e delle associazioni forensi del territorio: «Sono certo – ha detto – che l’avvocatura penalista non sarà sola. Questa battaglia riguarda tutti coloro che credono in una giustizia realmente imparziale e moderna».
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