La Lega in crisi: Salvini, il “caso Vannacci” e il futuro del partito Il flop toscano e le tensioni interne mostrano una
Lega divisa tra nord produttivo e populismo nazionale, mentre Salvini tenta di restare al comando.
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Una bella croce sul generale — ma non quella che si appuntava sul petto. In Toscana, Roberto Vannacci è finito come il Panettone a Ferragosto: fuori stagione e pure indigesto. E mentre lui recitava il copione del patriota con la parlantina, a Roma qualcuno stappava prosecco. Indovinate chi.
Si mormora che Salvini avesse orchestrato tutto: un piano degno di Machiavelli. In fondo, quale miglior modo per liberarsi di un rivale scomodo se non mandarlo allo sbaraglio in una regione dove la Lega prende meno voti del Partito dell’Amaranto di Livorno? Peccato solo che Salvini, più che Machiavelli, ricordi Fantozzi.
Perché ogni volta che tenta una mossa da stratega, finisce col colpire se stesso. È lo stesso genio che fece cadere il suo governo “perché voleva pieni poteri” e si ritrovò con le mani vuote. Ora riprova con il generale, e il risultato è lo stesso: un disastro ben distribuito.
Intanto la Lega si spacca tra i “ragionieri del Nord” — quelli che parlano poco e producono molto — e i “sovranisti d’Italia”, che parlano molto e producono… post. Da un lato Giorgetti e Zaia, dall’altro Salvini e la nostalgia dei pieni poteri. In mezzo, un elettorato che ha smesso di capire per chi lavora il partito.
E così il Capitano, che un tempo riempiva le piazze, oggi riempie solo i talk show. Il suo ponte sullo Stretto resta una promessa sospesa — come la sua carriera politica.
La verità è che Salvini sembra aver confuso la politica con la pesca sportiva: lancia l’amo, aspetta il like e tira su solo alghe. Intanto la Lega affonda, e al Nord cominciano a fare i conti senza di lui.
Il generale è bruciato, il partito è diviso, il Capitano naviga a vista. Ma niente paura: c’è sempre un nuovo nemico da inventare e una diretta Facebook da aprire.
È la Lega 2.0: meno Padania, più parodia.
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