Il paradosso della Flotilla
Se i giornalisti sono "embedded" la spedizione non è già più un trionfo di libertà.
In evidenza
Se si vuole ammantare il viaggio di un alone romantico e avventuroso, è indispensabile mostrarsi all’altezza della scenografia. E in primo luogo lasciare ai giornalisti tutti gli spazi per vedere, indagare e riferire. Se invece si vuole proteggere il copione già scritto, allora sono legittimi tutti i sospetti
Il paradosso della Flotilla è diventato evidente con l’espulsione della giornalista della “Stampa” di Torino, Francesca Del Vecchio. Non avrebbe rispettato le regole stabilite per accogliere a bordo gli inviati dei quotidiani, come ha spiegato la portavoce del gruppo. Regole che comprendono in particolare “obblighi di riservatezza”, senza i quali viene meno il rapporto di fiducia che deve legare i navigatori (sembra che siano in procinto di levare l’ancora dopo un congruo periodo di rodaggio) e, appunto, i giornalisti. Qualcuno aveva capito male; aveva inteso che la Flotilla diretta a Gaza fosse un trionfo di libertà. La fantasia al potere, si diceva nel 1968 francese, e ora quei principi erano trasferiti nel mezzo del Mediterraneo. Viceversa, le cose non stanno così. I rappresentanti della stampa, almeno quelli disposti a imbarcarsi sul naviglio ufficiale della spedizione, sono in realtà considerati “embedded”: una definizione che di solito sottintende – non stavolta – un giudizio critico verso chi impone ai giornalisti una rinuncia alla piena libertà di esercitare la loro professione.
“Embedded” erano gli inviati al seguito delle truppe americane nel Golfo e in Iraq: potevano scrivere solo quello che la censura permetteva loro. “Embedded”, o piuttosto esclusi del tutto dalle operazioni sul campo, sono i giornalisti che vorrebbero raccontare quello che accade a Gaza, ma sono stretti fra la disinformazione di Hamas e il severo controllo militare israeliano. In breve, non è quello che vogliono i giornali, eppure talvolta sono costretti a sottostare alle norme scritte da altri. Ma la Flotilla? Ci era stato detto che si trattava di un’operazione umanitaria per sfamare la popolazione civile e che la stampa era la benvenuta perchè il mondo deve sapere chi è per la pace e chi per la guerra. Adesso si scopre che il viaggio è attraversato da molte ombre che non si possono raccontare. Ma il punto singolare, e appunto paradossale, è un altro. Tra coloro che commentano il caso Del Vecchio c’è chi usa questo argomento: l’episodio è molto spiacevole, ma non inficia la bontà dell’iniziativa. Davvero? Si direbbe tutto il contrario. Se si vuole ammantare il viaggio della Flotilla (in italiano semplicemente Flottiglia) di un alone romantico e avventuroso, è indispensabile mostrarsi all’altezza della scenografia. E in primo luogo lasciare ai giornalisti tutti gli spazi per vedere, indagare e riferire. Anche se questo espone il progetto nautico a qualche rischio. Se invece si vuole proteggere il copione già scritto, allora sono legittimi tutti i sospetti. Le due cose insieme non sono possibili. Proviamo a vedere la vicenda in dettaglio. Un giornalista a bordo non può essere obbligato a sottostare a regole rigide con il ricatto morale di renderlo responsabile del fallimento della missione. Questo lo costringerebbe a un continuo e abbastanza ridicolo processo di autocensura.
Altre Notizie della sezione
Il tempo degli Sciamani. Addio politica, la campagna referendaria si gioca nella tribù
06 Febbraio 2026Non si era mai vista una contesa tanto deprimente: votare No per battere i fascisti, votare Sì per mettere in riga i magistrati. Da Meloni a Schlein, da Bettini a Nordio: a sinistra e a destra trionfano i repertori più usurati.
Qualcosa da correggere.
05 Febbraio 2026Il Quirinale rimette il pacchetto sicurezza dentro la Costituzione Ricondurre le norme nel perimetro della Costituzione. Senza stravolgere l’impianto del pacchetto sicurezza, che il governo resta intenzionato a varare nel
Servono misure per depotenziare i violenti
04 Febbraio 2026Piantedosi: Gli antagonisti hanno coperture politiche.
