Approvata la riforma dell’ordinamento forense
Il Consiglio dei ministri del 4 settembre 2025 ha approvato il disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento forense.
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Il provvedimento fa parte di un “pacchetto di provvedimenti atteso da anni”, volto a valorizzare le professioni regolamentate, semplificare i procedimenti, modernizzare le regole d’accesso e rafforzare la formazione
Cosa prevede in particolare la riforma forense
Secondo il dettagliato articolo di Servicematica, il disegno di legge delega sull’ordinamento forense (riforma della legge professionale n. 247/2012) introduce alcune innovazioni:
- Esercizio in forma di rete tra avvocati, modalità di collaborazione continuativa o monocommittente.
- Allentamento delle incompatibilità, permettendo agli avvocati di assumere ruoli anche in società di capitali.
La riforma viene descritta come un aggiornamento necessario e atteso per modernizzare le regole professionali, dopo più di un decennio dall’ultima revisione.
Soddisfazione e apprezzamento per l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento forense ha detto Francesco Greco, presidente del Consiglio Nazionale- “Rappresenta un passo significativo nella valorizzazione dell’avvocatura come custode della libertà e dei diritti. Accogliamo – prosegue – questa riforma come un’opportunità per rendere la professione più moderna, inclusiva e vicina ai bisogni della società, nel pieno rispetto dei valori costituzionali che ci ispirano. Particolarmente apprezzabili – sottolinea Greco – sono le innovazioni in materia di compensi, l’investimento nella formazione di qualità per accompagnare i giovani nell’accesso e nella crescita professionale, i principi a garanzia dell’indipendenza dell’avvocato nello svolgimento della sua attività, il rafforzamento del segreto professionale, la riscrittura, in una prospettiva più attuale, del regime delle incompatibilità e la riorganizzazione del procedimento disciplinare e istituzionale. È un testo – conclude il presidente del Cnf – che riconosce la funzione sociale della nostra professione, tutela i cittadini e ribadisce la centralità dell’avvocato nel sistema di giustizia”.
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