A Rimini, la premier raccoglie applausi, l’opposizione continua a rosicare.
Il punto è che Meloni, piaccia o no, continua a occupare il centro della scena.
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Il discorso di Giorgia Meloni al Meeting di Rimini ha mostrato una cosa molto evidente: mentre la platea di Comunione e Liberazione l’ha accolta con applausi convinti, l’opposizione ha reagito con la solita raffica di critiche, che più che analisi politiche suonano come rosicamenti.
Carbone (Csm) parla di “strano concetto di democrazia”, Schlein denuncia “discorsi autocelebrativi”, Paita dice che la premier è “scollata dalla realtà”: tutte formule che ripetono lo stesso ritornello. Ma di fronte a una leader che riesce a catalizzare consenso, a presentarsi con sicurezza e a dettare l’agenda, le opposizioni sembrano più preoccupate di demolire la narrazione altrui che di proporre un’alternativa concreta.
Il punto è che Meloni, piaccia o no, continua a occupare il centro della scena, mentre gli avversari appaiono reattivi, costretti a inseguire. E se il loro unico argomento rimane “non è vero, non funziona, non basta”, allora il rischio è che il pubblico percepisca più frustrazione che visione.
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