Il Cnf visita la casa circondariale femminile di Rebibbia e dona 100 ventilatori per le detenute
Il presidente Francesco Greco: “Non ci rassegniamo a carceri disumane, l’avvocatura deve essere presidio attivo di diritti e dignità”.
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Venti ventilatori, con altri ottanta in arrivo nelle prossime settimane, per contribuire ad alleviare le condizioni di vita nelle sezioni detentive della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, in un’estate segnata da temperature estreme e da strutture spesso prive di adeguati sistemi di raffrescamento.
È il gesto concreto di vicinanza che ha accompagnato, questa mattina, la visita istituzionale del Consiglio Nazionale Forense all’interno dell’istituto penitenziario romano.
Alla visita hanno preso parte il presidente del CNF, Francesco Greco, una delegazione di consiglieri nazionali e il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele.
L’incontro con la direzione del carcere e con una rappresentanza di detenute madri – che vivono in istituto insieme ai loro figli, di età compresa tra i sei mesi e i due anni – è stato l’occasione per riaffermare l’impegno dell’avvocatura nella tutela dei diritti delle persone private della libertà personale. Le donne detenute costituiscono una minoranza invisibile del sistema penitenziario con il rischio di diritti negati e percorsi di reinserimento inadeguati. Ai bambini sono stati donati, da parte del Consiglio Nazionale Forense, giocattoli e vestiti nuovi.
“La nostra presenza oggi (ieri ndr) – ha dichiarato il presidente del CNF, Francesco Greco – vuole accendere un faro su una realtà troppo spesso dimenticata. Il sovraffollamento, l’inadeguatezza strutturale, la marginalità sociale delle persone recluse – in particolare delle donne e delle detenute madri – e l’assenza di percorsi efficaci di reinserimento sono contraddizioni che l’avvocatura istituzionale ha il dovere di affrontare. Gli avvocati devono essere presidio attivo di legalità e dignità anche oltre le mura del carcere, per difendere i diritti fondamentali e ricostruire il senso autentico della giustizia. La vera svolta passa dalle misure alternative: affidamento in prova, detenzione domiciliare, percorsi di reinserimento. Restituire a queste persone una possibilità concreta di riscatto è il modo più autentico di dare attuazione al principio rieducativo della pena. L’80% dei detenuti proviene da contesti di disagio sociale estremo, ma il 98,9% di chi accede a misure alternative rispetta le regole. L’avvocatura c’è, ed è pronta a fare la sua parte”.
La visita si inserisce in un percorso più ampio promosso dal Consiglio Nazionale Forense per accendere i riflettori sulla realtà carceraria femminile e richiamare l’attenzione sulla “minoranza penitenziaria” rappresentata dalle detenute. Nei giorni scorsi, attraverso la Commissione per le persone private della libertà personale, il CNF ha avviato una task force nazionale in collaborazione con i referenti Carceri degli Ordini degli Avvocati, con l’obiettivo di costruire una rete coordinata in grado di affrontare in modo sistemico le criticità dell’esecuzione penale.
Sempre in quest’ottica, e in coerenza con la funzione rieducativa della pena, il Consiglio Nazionale Forense, aveva donato nel 2023 dieci computer alla casa circondariale di Regina Coeli, messi a disposizione dei detenuti nella biblioteca del carcere.
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