Quattro corsi preliminari per diventare medici
Servirebbero a selezionare futuri professionisti con la voglia di seguire nuove strade, coraggiosi e curiosi: il medico non deve amare le «poltrone mentali».

In queste settimane si sta allargando il dibattito sull’ammissione alla scuola di medicina. Non mi soffermo sulle nuove modalità, ma esprimo una speranza. Invece delle domande su alcune materie quando si è al secondo anno, come previsto dalla recente riforma, sarebbe opportuno progettare un corso per tutti gli aspiranti a diventare medici. Dovrebbe trattare argomenti sui quali i giovani sono inviati a esprimere le loro idee in dialettica con i docenti, per poi essere giudicati più o meno idonei ad accedere i corsi universitari. L’aspetto più delicato è definire i contenuti di questi insegnamenti preliminari, perché devono essere profondi ma comprensibili, spaziare su argomenti specifici e non solo di metodo, come di seguito indicato schematicamente.
Il primo gruppo di lezioni dovrà riguardare il concetto di complessità, seguendo gli insegnamenti di Edgar Morin e del suo allievo italiano Mauro Ceruti. Il concetto di complessità è in grado di spiegare al giovane che le interazioni tra vari eventi portano a risultati che sono diversi dalla somma degli stessi e che quindi lo sguardo verso la persona che chiede le cure deve essere aperto a tutti gli aspetti del suo essere nel mondo, perché solo così se ne comprendono le sofferenze e il bisogno di cura.
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Il secondo gruppo di lezioni dovrebbe riguardare l’intelligenza artificiale, per gli importanti vantaggi che apporta alla clinica, ma soprattutto per far capire ai giovani che dispongono di uno strumento utilissimo, anzi sempre più importante per la professione, ma terribile. Il problema centrale non è l’eventuale crisi del rapporto medico-paziente, ma il rischio che l’intelligenza artificiale ci induca a scelte che non sono le nostre, che non considerano la nostra cultura e la nostra sensibilità clinica.
Un terzo gruppo di lezioni dovrà spigare le basi della nuova biologia, assolutamente diverse da quelle sulle quali siamo stati formati negli ultimi decenni; oggi sono fondamentali per capire gli importantissimi progressi in ambito diagnostico e terapeutico. Infine, un gruppo di lezioni dovrà convincere i giovani che si incamminano verso il lavoro più bello del mondo, che questa scelta impone sacrifici, studio continuo, disponibilità all’autocritica.
Dopo questi corsi (o altri, perché gli insegnamenti non devono essere rigidi, purché non siano banali e non ripetano le stesse cose che si possono trovare sui libri), i giovani verranno sottoposti a un colloquio orale, molto aperto, con professori davvero esperti di quanto è stato insegnato. Così si selezionano futuri professionisti che hanno voglia di seguire nuove strade, coraggiosi e curiosi, perché quello del medico non è un lavoro per chi ama le «poltrone mentali».
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