Ripensare la medicina territoriale
Dallo Snami Una proposta concreta per salvare la sanità di prossimità.
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La sanità pubblica italiana sta affrontando una crisi senza precedenti nella medicina del territorio. La carenza di medici di medicina generale è sempre più grave, e una parte significativa di coloro che ancora operano nel settore è vicina al pensionamento o valuta di anticiparlo, stremata da un sistema inefficiente, burocratico e sempre più lontano dai bisogni concreti dei cittadini e dei professionisti.
Come Snami, riteniamo che sia giunto il momento di cambiare radicalmente rotta. È ormai evidente che le misure introdotte negli ultimi anni – Ruolo Unico, Aft, Uccp – non hanno migliorato l’assistenza territoriale, ma l’hanno resa più frammentata e disfunzionale. Con l’entrata a regime del ruolo unico , poi, si butta via la prossimità dell’assistenza costringendo il medico a turni in strutture asl, sottraendolo dai suoi compiti reali di assistenza. A queste condizioni, nessun giovane medico sarà invogliato a intraprendere questo percorso professionale.
Chiediamo con forza:
- La revoca delle riforme fallimentari – Abbandonare modelli organizzativi che hanno mostrato di non rispondere alle esigenze reali del territorio.
- Un investimento concreto nella medicina di prossimità – Sostenere i medici di famiglia con risorse, strumenti e autonomia, valorizzando la loro presenza stabile e continua sul territorio.
- Condizioni di lavoro dignitose e attrattive – Semplificare l’accesso alla professione, ridurre la pressione burocratica, garantire supporti adeguati e restituire dignità al ruolo del medico di medicina generale.
Se non verranno prese misure immediate e strutturali, il rischio è quello del “gettonismo del territorio”: un modello disarticolato, costoso e privo di continuità assistenziale, che minerebbe alle fondamenta il principio di medicina di prossimità, pilastro del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Lo Snami è pronto a collaborare, ma con chiarezza e fermezza: è necessario voltare pagina. La medicina generale deve tornare al centro delle politiche sanitarie, con un modello semplice, efficace e vicino alle persone.
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