Anno XIII - Numero 99 - Chiuso in redazione: Mercoledi 24 Maggio 2017 alle ore 16:00 archivio storico

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Caporalato, appalti e intermediazione veri reati sociali

di Rosario De Luca (Presidente della Fondazione Studi)

Caporalato, appalti e intermediazione veri reati sociali
Il rapporto 2016 sull’attività di vigilanza dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro evidenzia il clamoroso aumento (quasi il 40% in più rispetto al 2015) di fenomeni legati alla somministrazione di lavoro abusiva e agli appalti illeciti. Aumento che dipende da più fattori. Per primo il depauperamento del tessuto economico del Paese. È dal 2008, infatti, che si assiste ad una contrazione dei volumi d’affari e delle potenzialità degli imprenditori italiani. “In questa situazione di profonda crisi economica e sociale, si inserisce anche una legislazione lavoristica emanata con lo sguardo sempre più rivolto al passato”. “La continua soppressione di strumenti normativi portatori di sana flessibilità e la costante presenza di un costo del lavoro sempre al top delle graduatorie europee hanno creato un terreno fertile per offrire tentazioni ad imprenditori in difficoltà. Il Legislatore contemporaneo sembra prendere ispirazione più da fenomeni sociali di inizio XX secolo che non dall' epoca della robotizzazione multimediale che stiamo vivendo. Tutto ciò, assieme al consolidato stato di crisi, fa sì che potere avere manodopera a un prezzo di gran lunga inferiore ai minimi contrattuali e ai costi contributivi risulti allettante. L' etica nel lavoro ha così una profonda battuta d' arresto che ha avuto il suo epilogo nel fiorire di iniziative tanto spregiudicate quanto socialmente pericolose. Anche perché per potere comprendere a fondo il fenomeno che si sta sviluppando su tutto il territorio nazionale bisogna abbandonare l'idea del caporale e del fenomeno strettamente legato al lavoro in agricoltura. Appalti irregolari, intermediazione illecita e caporalato  - nonostante il legislatore ha immotivatamente depenalizzato le prime due fattispecie - possono essere e devono essere definiti dei «reati sociali» sia per la diffusione endemica degli stessi, ma ancor di più perché vanno a colpire tutti gli attori del rapporto di lavoro.

Fonte Italia Oggi


Data: Mercoledi 24 Maggio 2017


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