Anno XI - Numero 138 - Chiuso in redazione: Venerdi 05 Agosto 2016 alle ore 16:00 archivio storico

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L'Intervento
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Atlante 2: le casse di previdenza private fanno ciaone

di Gianluigi D'Angelo

Atlante 2: le casse di previdenza private fanno ciaone
Nella mitologia greca Atlante, reo di aver tramato contro Zeus, fu condannato a sostenere sulle spalle il peso dell’intera volta celeste. Le vicende mitologiche, anche dopo secoli, sono sempre un’eccellente metafora della realtà, i tempi cambiano e oggi con Atlante 2 viene definito quel fondo che il Governo Renzi vuole istituire per sostenere il comparto bancario, Monte dei Paschi in testa, sulle spalle dei risparmi previdenziali dei liberi professionisti italiani. Perché sui liberi professionisti? le regole non sono uguali per tutti.  L’ultima volta, all’inizio del 2013, quando c’era Monti, era toccato a tutti i cittadini italiani sostenere MPS per evitare il crack. Il salvataggio costò in pratica l’intero gettito dell’Imu ovvero quasi 4 miliardi di euro. Ora l’Europa non ce lo permette più,  è entrato in vigore il Bail in e gli stati membri non possono più salvare le banche. La Germania in particolare è molto rigida al riguardo dimenticando di aver salvato il proprio sistema bancario con un intervento di circa 500 miliardi di euro. Evidentemente le regole non sono uguali per tutti, l’ultimo salvataggio infatti è avvenuto il 19 ottobre scorso, l’Europa ha approvato il piano di salvataggio della HSH Nordbank, la banca di Amburgo specializzata nel credito navale. Per questo maxi intervento la commissione europea ha dato il via libera ad un piano che consente la cessione di oltre 6 miliardi di crediti deteriorati godendo di garanzie dello Stato tedesco per un importo  pari a 3 miliardi. La Slovenia invece è stata più sfortunata, ci ha provato a chiedere un’eccezione proprio in queste settimane ma niente, per lei nessuna possibilità.  In Italia stessa cosa, se oggi vogliamo salvare nuovamente MPS non possiamo più ricorrere agli aiuti di Stato ovvero sulle spalle di tutti gli italiani. Per questo motivo, per sostenere le banche italiane in sofferenza, Atlante II dovrà necessariamente raccogliere una liquidità  non  inferiore agli 1,25 miliardi di euro che potrebbe arrivare fino a ben 5 miliardi di euro  La condanna quindi oggi sembra passare alle spalle dei liberi professionisti ai quali, nonostante la crisi e nonostante le modestissime azioni di sostegno del Governo, oggi si chiede di sostenere sulle spalle il sistema bancario italiano attraverso i fondi pensione delle proprie casse previdenziali.  Certamente l’investimento in Atlante 2 non è un grosso affare, se vogliamo usare un eufemismo. Chi avrebbe l’interesse di investire in un fondo Npl ergo Non Performing Loan, alias crediti deteriorati per i quali sarà molto difficile recuperarne l’importo?

Per avere un’idea sul reale valore di questi crediti è bene sapere che la dismissione dei 27,7 miliardi di sofferenze del Monte dei Paschi avverrà a un prezzo medio di 9,2 miliardi, ovvero un terzo del valore nominale. Un dato molto basso che per altro sembra comunque sopravvalutato e che molti analisti ritengono sia realistico valutare intorno il 17,9% del loro valore nominale ovvero il dato calcolato per salvare la Banca delle Marche, Banca Etruria, Carichieti e Carife a novembre. In parole povere vuol dire che dei prestiti iniziali agli  ipotetici investitori si propone di acquistarli ad un terzo del loro valore  ma nella realtà dei fatti è realistico pensare che alla fine si recupererà tra un quinto ed un sesto del loro valore nominale iniziale. Ecco l’affare che il Governo vuole far fare agli investitori. Oltre le 19 Casse di Previdenza private che il Governo, attraverso la cosiddetta moral suasion,  ha “invitato” a partecipare all’ “affare”non sembra che ci sia molto interesse, certamente alcuni istituti bancari come Banca Intesa e UniCredit possono avere motivazioni strategiche e per questo investiranno in Atlante2, ma oltre loro il nulla a parte la Cassa Depositi e Prestiti sulla quale decide il Governo stesso anche se la Corte dei Conti proprio in questi giorni ha sollevato un problema di compatibilità statuaria.  Il Governo si ricorda delle Casse private che grazie al cappio della legge Fornero e per mezzo di una gestione certamente non disastrata come quella dell’INPS, possono contare su un patrimonio che nel complesso supera i 70 miliardi  di euro. Un bottino appetitoso sul quale da molto tempo si sta cercando di mettere le mani e che ora, dopo aver raschiato il barile, può rappresentare l’ancora di salvataggio per rimettere una toppa ad un sistema bancario gestito in maniera invereconda. Ed ecco che il buco nero lasciato da MPS, Veneto Banca (oggi diventata Atlante1 per il 98,64%) ecc ecc… si tende ad annacquarlo spargendo il debito tra casse private ed altri istituti bancari. In questo modo il rischio concreto è quello di ammalare l’intero sistema Italia mettendo in pancia a tutti i principali attori economici crediti deteriorati. Sappiamo già dove porta questa strada, abbiamo già dimenticato i fondi prime americani costituiti dai mutui fuffa rivenduti e rimpacchettati in tutte le salse che hanno generato la bolla immobiliare che ha scatenato la crisi economica internazionale? L’Adepp, l’associazione che riunisce le 19 casse di previdenza private si è riunita in questi giorni a seguito dell’invito del Governo ed inizialmente ha deliberato a maggioranza di appoggiare il fondo Atlante 2 investendo complessivamente 500 milioni di euro ma alla condizione che il Governo rispettasse 3 condizioni:

1) sancire una volta per tutte la natura privata delle casse 103 e 509

2) regolamento degli investimenti stabilito da un codice di autoregolamentazione della Casse (controllato però sempre dai Ministeri Vigilanti)

3) abbassamento della tassazione sui rendimennti di 10 punti da 26% al 16%

 

Delle 19 casse previdenziali dei liberi professionisti però fin dall’inizio 3 si sono astenute ovvero Inarcassa, Cnpadc ed Enpav rispettivamente casse degli architetti ed ingegneri, commercialisti e veterinari. Il primo closing per le sottoscrizioni si chiuderà l’8 agosto ma le sorprese non  stanno mancando, il fronte delle casse dissidenti sembra si stia allargando, emblematico è il passo indietro dell’ENPAM, la cassa dei medici: un dietrofront significativo in primis perché l’Empam è tra tutte le casse quella con il patrimonio in assoluto più importante ed in secundis perchè il presidente è anche Presidente dell’Adepp. La motivazione ufficiale sembra essere quella dell’assenza delle garanzie richieste nella proposta tecnica. I medici non si fidano delle promesse e vogliono un impegno formale dei ministeri. Ma le pressioni dei sindacati e delle associazioni sono fortissime, Un altro importante passo indietro è arrivato anche dalla Cassa  Forense. Ma il fronte del ripensamento piano piano ha prodotto un effetto valanga ed ora anche l’Enpacl, la Cassa dei Consulenti del Lavoro nonostante il proprio si iniziale prende tempo per approfondimenti, così come l’Epap la cassa dei chimici, geologi, attuari, agronomi e forestali nel CDA del 29 luglio scorso ha deliberato di non aderire con la seguente motivazine: «Le casse di previdenza non possono essere, con il loro patrimonio fondato sui risparmi degli iscritti, un “salvagente” per il sistema bancario nazionale, anche in considerazione dell’elevato rischio di tale operazione». I segnali di questi giorni parlano chiaro, escludendo clamorosi colpi di scena sembra che il Governo Renzi difficilmente potrà contare sull’appoggio delle Casse Previdenziali Private. Per altro anche se ci si dovesse ripensare di nuovo, le decisioni dei Cda dovranno essere ratificate entro la fine dell’anno dalle assemblee dei delegati delle varie casse che saranno chiamati ad approvare gli asset allocation e sarà molto difficile che questo potrà avvenire. In Inarcassa ad esempio, degli oltre duecento delegati costituenti il Comitato Nazionale dei Delegati, al momento sembra che nessun sia disposto ad votare a favore di questa scelta. Oltre a questo sembra che anche politicamente ci siano titubanze. Anche il Movimento 5 Stelle  che nei tavoli della commissione lavoro sta proponendo l’accorpamento delle Casse Previdenziali ad INPS, sembra si stia rendendo conto della follia di tale operazione, un cambio di strategia e di pensiero sulle casse private le quali a differenza del carrozzone INPS, hanno un bilancio tecnico attuariale e rispettano la sostenibilità a lungo termine senza lasciare buchi a spese della fiscalità generale. Non tutti i mali vengono per nuocere, che finalmente ci si accorga del valore delle casse private? A questo punto, se anche il Governo dovesse decidere di sottoscrivere le 3 condizioni proposte dall’Adepp a questo punto sarà comunque sufficiente? Staremo a vedere…


Data: Martedi 02 Agosto 2016


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