Anno XIII - Numero 180 - Chiuso in redazione: Lunedi 16 Ottobre 2017 alle ore 16:00 archivio storico

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Le Casse di previdenza e il principio della sana e prudente gestione dei contributi accumulati

di Paolo Rosa - Avvocato

Le Casse di previdenza e il principio della sana e prudente gestione dei contributi accumulati
Le Casse di previdenza dei professionisti italiani hanno un patrimonio di circa 80 miliardi di euro costituito da contributi previdenziali obbligatoriamente versati dagli iscritti. La gestione della provvista previdenziale deve avvenire secondo la diligenza del buon padre di famiglia che si estrinseca nella sana e prudente gestione. La responsabilità del prestatore di opera intellettuale è normalmente regolata dall’art. 1176 c.c., che fa obbligo al professionista di usare, nell’adempimento delle obbligazioni inerenti alla sua attività, la diligenza del buon padre di famiglia, da valutarsi con riguardo alla natura dell’attività esercitata, con la conseguenza che egli risponde anche per colpa lieve. La diligenza di cui al comma 2 dell’art. 1176 c.c. richiede al soggetto l’impiego di adeguate nozioni e strumenti tecnici, cioè la perizia in senso oggettivo. Se andiamo a leggere l’art. 3 del Codice di autodisciplina sugli investimenti che l’ADEPP, l’Associazione che raggruppa la maggior parte delle Casse di previdenza dei professionisti, si è dato, leggiamo che: «Gli Enti operano secondo il principio della sana e prudente gestione e perseguono l’interesse collettivo degli iscritti e dei beneficiari delle prestazioni pensionistiche». Anche nel recente XI itinerario previdenziale, svoltosi alla fine della settimana scorsa in Sicilia, si è parlato di sostenibilità del debito previdenziale delle Casse di previdenza, di funding ratio (che misura il rapporto tra la patrimonializzazione e il debito previdenziale latente) per concludere che ci attendono anni di interessi sugli investimenti inferiori rispetto al passato. Oggi le risorse investite attraverso la gestione diretta prevalgono rispetto alla gestione indiretta.

Modalità di gestione delle risorse e utilizzo del depositario.

Avuto riguardo al modello gestionale impiegato per l’investimento delle risorse, nel 2016 le attività gestite in forma diretta totalizzano 63,4 miliardi di euro, il 79,3 per cento del totale (in aumento di 0,5 punti percentuali rispetto al 2015). Le attività conferite in gestione attraverso mandati affidati a intermediari specializzati ammontano a 16,6 miliardi di euro, il 20,7 per cento del totale (in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2015). Le attività gestite in convenzione fanno capo a 45 gestori. Circa la metà delle suddette risorse è appannaggio di 5 gestori con percentuali di asset under management tra il 6,2 e il 16,4 per cento; per i restanti, la percentuale massima di asset under management è pari al 3,7 per cento. Osservando la composizione delle attività nell’ambito delle due modalità di gestione emergono rilevanti differenze. Nella gestione diretta, in cui risultano peraltro ricomprese in misura significativa anche le “altre attività” (7,1 miliardi di euro, pari all’11,2 per cento, perlopiù costituiti da crediti di natura contributiva), è comunque preponderante il ricorso all’investimento in OICR: 29,8 miliardi di euro, pari al 47 per cento delle attività totali, costituiti da quote di OICVM per 14,3 miliardi e di altri OICR per 15,6 miliardi. Sono inoltre presenti titoli di Stato per il 13,2 per cento e immobili di proprietà per il 9,2 per cento; il complesso degli altri titoli di debito e dei titoli di capitale si attesta solo all’8,4 per cento. La gestione indiretta tramite mandati è per il 36,6 per cento, 6 miliardi di euro, investita in titoli di Stato; gli altri titoli di debito corrispondono al 17,3 per cento, per l’intero quotati. I titoli di capitale pesano per il 27,9 per cento e sono anch’essi integralmente quotati. Le quote di OICVM hanno un’incidenza del 14,4 per cento; marginale è il peso degli altri OICR (1,2 per cento), per quasi la totalità costituiti da quote di fondi immobiliari. Le attività per le quali risulta presente un depositario ammontano a 27,3 miliardi di euro, pari al 34,1 per cento del totale. Di queste, 16,4 miliardi si riferiscono alle attività gestite tramite mandati, rappresentandone quasi la totalità. (Fonte Covip Quadro di sintesi anno 2016). La governance degli investimenti richiede strumenti di programmazione che rispettino i principi di prudenzialità, trasparenza, redditività, competenza, congruità, ottimizzazione della combinazione reddittività – rischio, adeguata diversificazione del portafoglio, efficiente gestione finalizzata a ottimizzare i risultati e ridurre i costi. Poiché le Casse devono stabilire le modalità di gestione diretta o indiretta che intendono adottare, io credo che oggi, più che ieri, di fronte alla prospettiva di rendimenti inferiori al passato, la gestione degli investimenti debba essere affidata a intermediari professionali abilitati, scelte con gare a evidenza pubblica, riducendo al massimo la gestione diretta che potrà essere senz’altro fatta ma entro ambiti definiti e limiti stringenti. A maggior ragione se il regolamento per gli investimenti non viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale così che le Casse risultano a oggi affrancate da una regolamentazione unitaria. Da presidente io mi ero posto il medesimo problema e avevo avviato il confronto tra una gestione interna diretta su cash plus e una omologa affidata in gestione a terzi. Come ha rilevato la stessa Corte dei Conti nella sua relazione sul 2012: «Infine, si deve osservare come, a partire dal luglio del 2010, la Cassa abbia avviato una gestione a ritorno assoluto con un orizzonte temporale di 3 anni; al fine di sviluppare le competenze interne e di disporre di un parametro di confronto, le risorse destinate a questo tipo di impiego sono state equi-ripartite fra gestione interna ed esterna». Alla fine del triennio il bilancio è stato negativo per la gestione diretta interna e l’esperimento è stato chiuso senza conseguenze nel senso che non si è provveduto a privilegiare la gestione indiretta. È venuto oggi il tempo di provvedervi perché i rendimenti della gestione patrimoniale diventeranno sempre più importanti agli effetti della sostenibilità di lungo periodo. Come ha scritto Richard Thaler, premio all’economia 2017, «La gente fa spesso scelte scadenti perché come esseri umani siamo condizionati da una vasta gamma di comportamenti di routine che il più delle volte portano a imbarazzanti errori in molteplici aspetti della vita quotidiana, come nell’educazione, nella finanza, nell’assistenza sanitaria, in mutui e carte di credito».

 

 


Data: Lunedi 16 Ottobre 2017


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