Anno XIII - Numero 79 - Chiuso in redazione: Lunedi 24 Aprile 2017 alle ore 16:00 archivio storico

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Pensioni: conviene chiedere l'Ape o un prestito? La guida dei consulenti del lavoro

Pensioni: conviene chiedere l'Ape o un prestito? La guida dei consulenti del lavoro

Conviene chiedere l'Ape al posto di un normale finanziamento bancario? Qual è il funzionamento della Rita? Chi potrà usufruirne? Sono queste alcune delle domande cui risponde la guida sull'anticipo pensionistico e la rendita integrativa temporanea anticipata stilata dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro (qui sotto allegata in versione integrale). Il fine, a fronte della crescente richiesta di chiarimenti, è di fornire un approfondimento sugli aspetti tecnici e informativi delle due forme di sostegno al reddito operative dal 1° maggio prossimo, nell'attesa dei Dpcm, delle circolari Inps e delle informative necessarie. La guida della Fondazione studi riassume in una serie di faq la natura, il meccanismo e la convenienza delle due misure "sorelle": l'Ape, battezzato definitivamente come 'Anticipo finanziario a garanzia pensionistica' nella cornice della legge di stabilità 2017, e la Rita, che persegue i medesimi obiettivi ma con diverse dinamiche di finanziamento. Ape e Rita sono due misure temporanee (il cui accesso in via sperimentale si chiuderà nel 2018) che, ricordano i consulenti, non modificano in alcun modo la riforma delle pensioni Fornero: il loro fine è quello di agire sinergicamente e in modo "complementare rispetto alle misure di sostegno al reddito vigenti". Ai lavoratori pubblici e privati over63 dal primo maggio prossimo è consentito richiedere 3 diverse prestazioni che assicureranno un reddito ponte fino alla pensione di vecchiaia. Le tre prestazioni consistono, spiegano i consulenti del lavoro: in "un vero e proprio prestito sulla futura pensione con tassi e condizioni agevolate e con la partecipazione dello stato degli oneri finanziari a essi collegati (Ape volontario)"; in una "indennità finanziata dallo Stato (Ape sociale) per soggetti che versano in uno stato di difficoltà (causato da prolungata disoccupazione, disabilità)"; in "una nuova prestazione erogata dalle forme di previdenza complementare (Rita) che permetta di godere prima dei requisiti tradizionali già accantonati presso il proprio fondo".  Nel panorama delle disponibilità concesse ai futuri pensionati, l'Ape privato, prosegue la guida, registra anche una "variante", l'Ape aziendale, più economico rispetto alle misure messe in campo dalla Fornero, che permetterà "alle imprese di partecipare all'anticipo pensionistico riducendo il peso del piano di ammortamento fino a neutralizzarlo, in accordo con il lavoratore". Ad oggi, tuttavia, per potere prendere il via in termini effettivi, le tre prestazioni necessitano di due decreti del presidente del Consiglio dei ministri e di un accordo quadro sugli aspetti finanziari e assicurativi.  Una delle faq più interessanti cui risponde la guida riguarda la convenienza della richiesta dell'Ape privato rispetto a un comune prestito bancario. Per i consulenti, l'Ape privato avrà un tasso annuo nominativo particolarmente vantaggioso, "così come le condizioni contrattuali e informative del finanziamento e delle assicurazioni obbligatorie (racchiuse in accordi-quadro di prossima emanazione)". Inoltre, il prestito sarà protetto da un apposito Fondo di Garanzia (ex art. 1, comma 173, l. 232/2016) amministrato dall'Inps che potrà coprire sino all'80% del finanziamento. C'è da tenere in considerazione, infine, il fatto che "la metà dei complessivi costi finanziari (di interesse) e assicurativi saranno materialmente sostenuti dallo Stato grazie a un credito d'imposta erogato dall'Istituto Nazionale di Previdenza Sociale durante i 20 anni del piano di ammortamento con cui chi avrà richiesto l'Ape privato restituirà l'anticipo". Questo credito fiscale, spiega la guida, "attutirà il peso del prelievo delle rate, garantendo un maggiore netto di pensione finale". Il peso delle rate di ammortamento dell'Ape nei primi 20 di pensione di vecchiaia dovrà, inoltre, "permettere al pensionato di percepire un trattamento pari ad almeno 1,4 volte l'assegno previdenziale minimo, cioè 702,65 euro per il 2017" e l'insieme della rata Ape e degli altri prestiti non potranno essere superiori al 30% dell'importo complessivo della pensione.

Fonte. Studio Cataldi


Data: Lunedi 24 Aprile 2017


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