Anno XIX - Numero 77 - Chiuso in redazione: Giovedi 26 Aprile 2018 alle ore 17:00 archivio storico

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L'equo compenso? Punto di partenza per i giovani professionisti
Intervista a Claudio Massa, vice presidente del Cup del Piemonte

L'equo compenso? Punto di partenza per i giovani professionisti

 “L’equo compenso esteso a tutti i professionisti? Un buon punto di partenza soprattutto per le giovani generazioni”.  È questo il parere di Claudio Massa, avvocato, presidente della Consulta delle Professioni della provincia di Cuneo e vice presidente del Comitato Unitario degli Ordini e dei Collegi professionali del Piemonte.

Domanda. Avvocato Massa, l’applicazione dell’equo compenso a tutti i professionisti può essere considerata una panacea di tutti i mali delle varie categorie coinvolte?

Risposta. Sicuramente è un passo in avanti rispetto alla giungla che ha regnato sino a pochi giorni fa. E finalmente si rispetterà il principio costituzionale dell’articolo 36, che riconosce al lavoratore una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

D. Il suo riferimento alla ‘giungla’ è legato al cosiddetto decreto Bersani che aveva eliminato i minimi tariffari?

R. Purtroppo è evidente. Le tante vituperate ‘lenzuolate’ dell’ex ministro Bersani hanno portato ad un gioco al ribasso controproducente, penso anche e soprattutto al settore degli appalti pubblici, con una dequalificazione della prestazione impressionante ed una costante ma continua proletarizzazione dei professionisti, riferito in particolare ai più giovani, costretti a vendersi per pochi spiccioli pur di lavorare. Un mondo all’incontrario.

D. Con una serie di degenerazioni che sono arrivate sino all’assegnazione di incarichi gratuiti, come al Comune di Catanzaro, forse il più famoso…

R. L’appalto catanzarese è stato solo la punta di un iceberg costituito da tanti altri casi similari avvenuti in diverse zone d’Italia. Una deriva che ha origini lontane, dobbiamo risalire al 1994 e alla continua attività dell’Antitrust, che ha spesso e volentieri fatto passare i professionisti come dei privilegiati, una sorta di casta alla quale togliere diritti acquisiti. Il tempo e la storia stanno dimostrando che l’unico risultato ottenuto è stato inficiare la qualità delle prestazioni professionali fornite.

D. L’equo compenso è perfetto così come è stato pubblicato oppure secondo lei mantiene delle criticità?

R. L’errore fatale è che si tratta di una normativa pensata inizialmente solo per gli avvocati e successivamente si è intervenuti per adattare l’abito, se così possiamo dire, anche alle altre professioni, dagli ingegneri agli architetti. E si sa che quando si cerca di mettere apposto un vestito pensato per un’altra persona, qualche difetto rimane sempre….

D. Fa riferimento a qualche cosa in particolare?

R. La soluzione normativa adottata fa molto leva sulle clausole vessatorie, secondo me troppe, soprattutto per i liberi professionisti: in caso di inadempienze, continuare il rapporto di lavoro sarebbe davvero problematico, non le pare? Insomma, il rischio è di rovinare in maniera irrimediabile il rapporto con una parte di clientela.

D. Perché giudica l’equo compenso solo un buon punto di partenza?

R. Perché è solo l’inizio di un percorso che dovrà portare a soluzioni condivise in grado di dare una svolta al mondo professionale. Idee? Ad esempio un accordo interprofessionale, una sorta di contrattazione collettiva sul tema delle tariffe professionali. Solo così potremo essere forti, ci sarà un interlocutore unico con le istituzioni e sicuramente autorevole.

Fonte. Ingegneri.info.


Data: Martedi 20 Febbraio 2018


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