Anno XIX - Numero 97 - Chiuso in redazione: Venerdi 25 Maggio 2018 alle ore 16:00 archivio storico

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Le linee guida in materia di gestione di crediti deteriorati e le Casse di previdenza dei professionisti

di Rosa - Avvocato

Le linee guida in materia di gestione di crediti deteriorati e le Casse di previdenza dei professionisti
Con l’obiettivo di dare impulso ad una gestione più attiva dei crediti deteriorati da parte delle banche, l’Eurosistema ha pubblicato, in questi giorni, le linee guida rivolte ai gruppi bancari e alle banche sottoposte alla vigilanza diretta della Banca d’Italia. In base alle linee guida le banche, si dovranno dotare di una strategia formalizzata volta ad ottimizzare la gestione degli NPL (crediti deteriorati) massimizzando il valore attuale dei recuperi. La strategia va definita sulla base dell’analisi delle proprie capacità gestionali, del contesto esterno, delle caratteristiche dei portafogli deteriorati e deve individuare la combinazione ottimale tra le diverse azioni possibili per il recupero: gestione interna o affidamento a intermediari specializzati nel recupero crediti. La Vigilanza si attende dalle strategie obiettivi di riduzione significativa degli NPL, realistici nella loro quantificazione e sostenuti da coerenti programmi realizzativi. Le strategie adottate devono pertanto essere supportate da solide analisi quantitative, che, tenendo conto del contesto aziendale, evidenzino i vantaggi e gli svantaggi tra le possibili alternative. Qualora le banche ritengano che la strategia individuata non possa portare a un'efficace riduzione degli NPL nel medio-lungo termine, la Vigilanza si attende che ciò sia riflesso in adeguati livelli di copertura. Linee guida… Le linee guida prevedono l’adozione di un adeguato sistema di preavviso includendo indicatori di andamento del rapporto creditizio, da monitorare almeno mensilmente, basati su dati interni per consentire con l’emergere di segnali dal sistema di preavviso di adottare le opportune azioni gestionali. Le linee guida prevedono anche l’adozione di opportune attività di controllo da parte della funzione di controllo dei rischi volte a verificare l’effettiva e corretta applicazione delle politiche aziendali e ad assicurare la qualità dei processi di gestione degli NPL con regolari verifiche da parte della funzione di internal audit sull’adesione alle politiche in materia di NPL e alle presenti linee guida. Le banche possono approvare misure di concessione se tali misure sono idonee a massimizzare i recuperi attesi sulle esposizioni nei confronti di debitori in difficoltà finanziaria; a tal fine individuano tempestivamente la soluzione migliore in relazione al caso specifico, fermo restando che tale decisione non deve rappresentare un espediente per ritardare la classificazione di un’esposizione creditizia tra quelle deteriorate. In base alle linee guida le banche debbono procedere tempestivamente alla cancellazione contabile delle esposizioni quando non si hanno più ragionevoli aspettative di recuperare l’attività finanziaria e per l’importo giudicato irrecuperabile. A me pare che le linee guida rappresentino un gran passo in avanti nell’affrontare il problema dei crediti deteriorati. Con l’occasione invito il management delle Casse di previdenza dei professionisti a valutare l’opportunità di adottare le presenti linee guida, nelle parti compatibili, affrontando il problema, certamente rilevante, della massa di crediti nei confronti degli iscritti. Il 15 dicembre 2015 Federica Micardi su Il Sole 24Ore faceva il punto della situazione che qui ripropongo:

Le Casse di previdenza alle prese con l'evasione contributiva.

Il fenomeno negli anni della crisi si è acutizzato e gli enti stanno cercando soluzioni che tengano conto delle diverse situazioni. Perché a volte l'evasione è volontaria, e quindi il professionista pur avendo le risorse, non effettua i versamenti obbligatori, altre volte è causata della mancanza di liquidità per difficoltà a incassare o per problemi che compromettono la capacità di guadagno. Tuttavia, quando si salta la scadenza del pagamento dei contributi, si cumulano interessi e sanzioni, il debito cresce e diventa ancora più difficile tornare “in carreggiata”. Per accedere al welfare della Cassa, prima, e ottenere la pensione, poi, è necessario che la posizione contributiva sia regolare. Per questo gli enti di alcune professioni, come avvocati e commercialisti, hanno siglato accordi con istituti di credito per consentire prestiti finalizzati proprio alla regolarizzazione della posizione previdenziale. Il problema è cercare di favorire la regolarizzazione, poiché il monte “crediti da riscuotere” è sempre significativo, e nel fondo svalutazione crediti entrano quelli il cui recupero è “a rischio”. Nel fondo crediti, invece, c'è un po' di tutto. Per esempio, nel Fondo crediti verso gli iscritti della Cnpadc-dottori commercialisti, che ammonta a 449 milioni di euro, 140 milioni sono rate. «Quattro anni fa - spiega il presidente di Cnpadc, Renzo Guffanti - abbiamo introdotto anche per chi versa oltre il minimo, la possibilità di versare in quattro rate, opzione scelta dal 30% degli iscritti». La Cnpadc è un ente con basso rischio di evasione: «il non recuperato rispetto al credito - racconta Guffanti - non arriva all'1%, e prima della crisi era sotto lo 0,4%». Il fenomeno della morosità varia molto da ente ad ente e, in alcuni casi, raggiunge livelli preoccupanti. Un esempio è Cassa ragionieri dove, si legge nella relazione dei sindaci al bilancio di previsione 2016, «la percentuale della popolazione morosa si aggira intorno al 50%», i crediti da riscuotere sono 430 milioni, di cui 95 milioni rappresentano sanzioni e interessi per morosità. Se si entra più nel dettaglio dei 15.900 morosi quasi 4.900, per un totale di 105 milioni di crediti, hanno chiesto di rateizzare e hanno avviato l'iter per sanare la propria posizione; a oggi fanno sapere dall'ente «la fascia di irregolari non ancora recuperati è di circa 12mila iscritti, per un importo, in linea capitale, di 230 milioni di euro». Il presidente della Cipag-geometri, Fausto Amadasi, sottolinea come la morosità si è acutizzata con la crisi: «Abbiamo registrato un aumento esponenziale negli ultimi tre o quattro anni. Prima la contribuzione dovuta e non versata era di circa 100/150 milioni che per buona parte veniva sanata verso la fine della carriera se si esclude il 3-4% fisiologico; oggi si registra una morosità intorno ai 600 milioni». Nonostante ciò Amadasi difende il minimo “alto”, «necessario per avere una pensione che sia accettabile». Da qui la strategia di Cipag volta a ampliare le opportunità di lavoro dei geometri, per esempio, attraverso convenzioni con i Comuni. Contro l'evasione le Casse oggi hanno nuovi strumenti. Un esempio sono gli accordi con Equitalia per facilitare e rendere più efficaci le procedure di riscossione (è di metà ottobre il protocollo d'intesa siglato dall'Adepp, l'associazione delle Casse previdenziali). Un secondo incisivo strumento arriva dall'agenzia delle Entrate che - previa convenzione - consente l'accesso alle sue banche dati. Grazie al database fiscale, la Cnpadc-commercialisti nel biennio 2013-2014 ha recuperato circa 50 milioni di contributi evasi. Una strada che presto seguirà anche Cassa forense: l'accordo dovrebbe diventare operativo già a gennaio; l'ente di previdenza degli avvocati su 1,5 miliardi di contributi annui registra un 20% di evasione (circa 300 milioni). «Tra pagamenti in ritardo, ravvedimento e accertamento - racconta il presidente Nunzio Luciano - alla fine iscriviamo a ruolo circa 80 milioni di euro ogni anno». In Cassa Forense, dove la massa dei crediti verso gli iscritti, ha superato il miliardo, il delegato Giovanni Cerri di Bologna ha fatto il punto della situazione: «I bilanci del nostro ente previdenziale riportano la voce, in costante, inquietante crescita. Esaminare se il fenomeno sia fisiologico ovvero trasmodato in patologia comporta un "outing" di cui vantarsi, mostrando quanto CF sia una casa di vetro per gli iscritti e non già un luogo dove coltivare e gestire potere. L’esigenza è pressante perché specchio di buona amministrazione in un momento dove alcuni paventano qualche crisi in chiave futura, quando entrerà in vigore il regolamento di cui all'art. 21 comma 9 della legge 247/2012. Orbene analizziamo dapprima le ragioni del fenomeno e poi ipotizziamo soluzioni. Intanto si deve tener separato il fenomeno che riguarda i crediti verso i concessionari da quello verso gli iscritti. Il primo è una patologia sistemica, come un fallimento in cui incappa un imprenditore; magari ci si potrebbe interrogare se vi sia stata una qualche culpa in eligendo quando non in vigilando. Giova però dar conto che CF, almeno nell'ultimo periodo, ha deciso di "mostrare i muscoli" revocando senza indugio le concessioni/i contratti e agendo in monitorio nei confronti delle suddette società. Sfatiamo subito un luogo comune, il fenomeno è geograficamente trasversale e con ciò chiudiamo a facili dietrologie, con buona pace di qualche solone d'oltrepò. I crediti verso gli iscritti per contributi e sanzioni sono, invece, un fenomeno da analizzare, comprendere e affrontare. Qualcuno ha affermato che le sofferenze contributive dell’iscritto ricadrebbero su di lui e su lui solo. Anche se dirò cose scontate non si può concordare con questa affermazione se è vero, come è vero, che il sistema di Cassa Forense è a ripartizione discendendone che con il montante dei contributi incassati CF provvede ad erogare le prestazioni ed a perseguire i fini statutari, tacendo poi del generale principio solidaristico della previdenza forense. Ammesso anche trattarsi di operazione a costo zero (i colti oggi parlano di invarianza di cassa), quando non un futuribile vantaggio, non è lungimirante per l'ente e meno ancora per il ceto forense. Vediamo perché a prescindere dal principio di buona amministrazione, che è possibile mutuare dall'art. 97 della carta costituzionale, giovando comunque ribadire - per rafforzare la nostra autonomia - che CF non è un ente pubblico, ancorché persegua fini pubblicistici. Qui viene in evidenza il problema dei flussi informativi tra CF e i COF. Non è possibile, non è giustificabile, meno ancora tollerabile, un ritardo nelle comunicazioni e non è concepibile che delle irregolarità dichiarative (mod. 5) e contributive (mancato pagamento dei contributi, minimi o in autoliquidazione che sia) i consigli dell'ordine non vengano portati a conoscenza, almeno con una certa fisiologica tempestività. Sulla scorta dello stesso principio e forti del canone deontologico di cui all’art. 16 possono e debbono essere trasmessi ai COF i dati relativi alle posizioni dei singoli professionisti. Con l’invio del modello 5 in telematico Cassa Forense è in grado, in tempo reale, di accertare la violazione degli inadempimenti dichiarativi e trasmettere, decorso almeno un trimestre, ai COF territoriali gli elenchi affinché provvedano all’apertura delle posizioni disciplinari ai sensi dell’art. 17, 5° L.N. 576/1980 che, come noto comporta la sospensione dall’esercizio professionale sino all’adempimento dell’obbligo. (Ricordo che ci sono 20.641 fantasmi, cioè iscritti che non inviano il Modello 5).  I ritardi nella trasmissione degli elenchi, speriamo ancora retaggio delle verifiche “manuali” delle dichiarazioni, sono forieri di possibili reiterazioni nelle condotte e comunque, a mio giudizio, sono fonte di disparità di trattamento tra gli iscritti. Giovi dar conto che, in genere, l’omissione dichiarativa si accompagna al mancato pagamento dei contributi minimi e delle eccedenze. Non intervenire poi tempestivamente per il recupero dei crediti verso l’iscritto, oltre a fargli ritenere sussistente una qualche sua impunità, con speculare acclarata impotenza di Cassa Forense, comporta che costui eserciti la professione in regime di concorrenza sleale potendo, magari, riservare ai suoi assistiti tariffe davvero concorrenziali e quindi porre in essere un surrettizio accaparramento di clientela. Ipotizzo poi (pur facendo scongiuri per lui) un danno ai suoi superstiti che nemmeno potrebbero godere appieno delle prestazioni, impediti dal debito contributivo accumulato. Distinguiamo, soprattutto in questi momenti di grave recessione economica che non ha certo risparmiato i professionisti, i doveri di solidarietà, da quelli di fedeltà. Il senso di appartenenza, da un lato, e quello solidaristico, dall'altro, dovrebbero comportare che CF intervenga con sollecitudine non solo ricorrendo all'informazione ma anche all'ascolto ed alla dissuasione nel coltivare la fedeltà nel rapporto assicurativo. È cosa auspicabile aiutare chi versi in stato di bisogno, ancorché non tipicamente rientrante nel solco degli ausili previsti dal regolamento dell'assistenza, con sostegni mirati di incentivo al reddito, meglio ancora se di sollievo nei pagamenti dei contributi; magari in chiave futura da scontare in sede di erogazione delle prestazioni, quasi fosse, ci si passi la similitudine, un acconto sul Tfr. Certo è che vorrei tentare azioni concrete, perché questo ci chiedono i colleghi: gestione oculata delle risorse e rispetto per i virtuosi senza che su loro gravino gli inadempimenti dei morosi». Lungimiranti si è quando, utilizzando gli strumenti adottati per altre realtà, si anticipano gli eventi. La questione non è di poco momento alla luce della recentissima sentenza della Corte di Cassazione n. 5819 del 7 febbraio 2018 per la quale «non può condividersi l'affermazione secondo cui i criteri di valutazione presupposti alla redazione di un bilancio costituiscano parametri pienamente discrezionali e rimessi alla valutazione dell'organo amministrativo, anche perché - come ribadito dalle Sezioni Unite - lo stesso codice civile, agli artt. 2423 e segg., non solo disciplina la struttura e il contenuto di un bilancio e di tutte le sue componenti, ma ne detta anche i criteri di redazione, imponendo canoni di valutazione tendenzialmente rigorosi. In un bilancio possono confluire, ovviamente, dati sia certi che stimati o prudenziali: ma le valutazioni sottese a questi ultimi presuppongono comunque la conoscenza - e la comune condivisione, anche da parte di chi sia chiamato a consultare quel bilancio per fini informativi o di controllo - di specifici criteri, tanto legali quanto tecnici».

 

 


Data: Lunedi 12 Febbraio 2018


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