Anno XIII - Numero 204 - Chiuso in redazione: Lunedi 20 Novembre 2017 alle ore 16:00 archivio storico

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L'Intervento
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L'importanza della comunità e della cultura

di Maurizio de Tilla (Presidente Anai)

L'importanza della comunità e della cultura
La comunità e la cultura hanno pari importanza. Sia all’una che all’altra possiamo senz’altro attribuire grande valore; dobbiamo però saper distinguere fra questo fondamentale riconoscimento e l’adozione di una prospettiva comunitarista. Il pensiero comunitarista ha molti elementi d’interesse, come la valorizzazione della responsabilità verso gli altri membri della comunità condivisa, ed è apprezzabile anche la focalizzazione dei comunitaristi sul senso di «calore» e sullo spirito di «reciprocità». Concentrarsi sulla propria comunità, tuttavia, può anche rivelarsi una prospettiva molto limitata e limitante. Non solo perché una comunità può essere definita in molti modi diversi, ma anche perché — a prescindere da come la comunità è definita — tale prospettiva finisce per privilegiare un particolare senso d’identità a scapito di altri che possono essere non meno importanti. Può inoltre incoraggiare un atteggiamento di in-differenza nei confronti degli «altri», che non condividono con noi quella particolare identità. Il pensiero comunitarista avrebbe potuto essere un convincente complemento alla riflessione universalista, ma ha invece assunto la tendenza a sostituire le altre forme di analisi con l’esplicita rivendicazione del «primato» della comunità. Anzi, il sostegno alle prospettive comunitariste è cresciuto con un ritmo irrefrenabile che ricorda l’avanzare del riscaldamento planetario e il consumarsi dello strato d’ozono. In molte forme di pensiero comunitarista si presume — esplicitamente o in modo implicito — che l’identificazione con la propria comunità sia l’identità principale o dominante (se non l’unica significativa) di una persona. Questa conclusione può ricondursi a due diverse linee di ragionamento — fra loro collegate ma distinte. Una è quella secondo cui le persone situate all’interno di una determinata comunità e di una certa cultura non possono avere accesso ad altre prospettive identitarie o ad altri modi di pensare l’affiliazione. Il loro sfondo sociale, saldamente ancorato alle «comunità e cultura» d’appartenenza, determina quali siano gli schemi concettuali, etici e logici a loro disposizione. La seconda linea di ragionamento non lega la conclusione a vincoli percettivi, ma all’idea che l’identità sia sempre frutto di una scoperta e che l’identità comunitaria debba senz’altro finire per essere riconosciuta come preminente (Amartya Sen – Un desiderio al giorno per una settimana – Sulla libertà, lo sviluppo, la formazione)

Data: Giovedi 09 Novembre 2017


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