Anno XIX - Numero 221 - Chiuso in redazione: Venerdi 14 Dicembre 2018 alle ore 16:00 archivio storico

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Medici aggrediti: nasce il "telefono rosso" per aiutare le vittime della violenza in corsia

Medici aggrediti: nasce il "telefono rosso" per aiutare le vittime della violenza in corsia
Il caso della dottoressa di Crotone brutalmente aggredita a colpi di cacciavite dovrebbe essere un episodio eclatante, e invece è solo l’ennesimo caso di cronaca dell’inarrestabile scia di violenze nei confronti degli operatori sanitari. Sono migliaia ogni anno i medici che vengono insultati e aggrediti dai pazienti o dai loro familiari, ma è difficile quantificare con precisione l’entità del fenomeno: secondo dati FIASO (Federazione di Asl e Ospedali) in 2 casi su 3 non viene presentata alcuna denuncia. Spesso per paura di ritorsioni, ma anche a causa del senso di sfiducia e rassegnazione ormai generalizzato negli operatori sanitari costretti a lavorare praticamente in trincea.  «Gli ospedali italiani sono ormai un vero e proprio Far West, i nostri medici non sono più al sicuro», così Massimo Tortorella, Presidente del Gruppo Consulcesi, network da oltre 20 anni a fianco dei medici, sul suo profilo LinkedIn. «Da mesi – spiega Tortorella – siamo impegnati in numerose campagne di sensibilizzazione e informazione per denunciare la gravità della situazione, attraverso statistiche, corsi di formazione e approfondimenti legali, rivolgendoci anche alle strutture sanitarie affinché si dotino delle adeguate misure per proteggere l’incolumità dei propri dipendenti». «La dottoressa di Crotone, come tanti suoi colleghi, non è stata vittima dell’imprevedibilità di uno scatto d’ira – continua Tortorella – ma di un desolante contesto dove i medici sono lasciati soli e inascoltati. Proprio per questo, abbiamo deciso di lanciare il ‘telefono rosso’, un pronto soccorso telefonico per la violenza in corsia. Chiamando gratuitamente il numero 800620525 attivo tutti i giorni, 24 ore su 24, i camici bianchi che si sentono in pericolo o hanno subìto aggressioni e minacce, anche tramite social network, potranno trovare supporto umano e legale, con la possibilità di rimanere del tutto anonimi».

Data: Giovedi 06 Dicembre 2018


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