Anno XIX - Numero 182 - Chiuso in redazione: Venerdi 19 Ottobre 2018 alle ore 16:00 archivio storico

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In Italia ci sarebbero tre milioni di baby pensionati
La valutazione è stata fatta dall'ex deputato di Forza Italia Maurizio Paniz

In Italia ci sarebbero tre milioni di baby pensionati
Ospite di Non è l’Arena su la7 lo scorso 8 aprile, l’avvocato ed ex deputato di Forza Italia Maurizio Paniz ha dichiarato: “Ci sono in Italia 3 milioni di baby pensionati […]. Ci sono in questo momento in vita in Italia 573 mila persone che hanno usufruito di un decreto Rumor del 1973 […] che ha loro consentito di andare in pensione con 14 anni 6 mesi e un giorno”. Si tratta di un’affermazione imprecisa.  Il termine “baby pensionati” è ovviamente informale e non ha un fondamento legislativo. Di solito si usa questa espressione – ad esempio qui la usa Luigi Caliulo, avvocato dell’Inps, in un’audizione davanti alla Corte Costituzionale – per riferirsi a quei dipendenti che, sfruttando proprio il cosiddetto “decreto Rumor” del 1973, sono andati in pensione con 15 anni (lavoratrici sposate o madri) o 20 anni (i lavoratori) di contributi versati. I “3 milioni” di baby pensionati a cui fa riferimento Paniz sono invece un’altra categoria. Si tratta di chi, secondo la definizione di alcune testate giornalistiche, ad oggi si trova in pensione pur avendo meno di 65 anni di età. Il dato è corretto. Lo confermano le statistiche dell’Inps del 2017 relative all’anno precedente: dei 16,06 milioni di pensionati totali, 3,19 milioni hanno infatti un’età inferiore ai 64 anni. In questo caso, il concetto di “baby pensionati” viene esteso molto e, ad esempio, comprende anche chi è andato in pensione dopo 40 anni di contributi ma ha cominciato a lavorare molto giovane. Difficile, tuttavia, qualificare come “baby” un sessantenne con quattro decenni di lavoro alle spalle. Torniamo ai “baby pensionati” di cui si parla nella seconda parte della frase. Il decreto del presidente della Repubblica n. 1094 del 1973 era un decreto “omnibus” che trattava diversi argomenti. Fu voluto dall’allora governo Rumor (il quarto) e prevedeva (art. 42, commi 2 e 3) che “il dipendente civile ha diritto alla pensione normale se ha compiuto venti anni di servizio effettivo”, ridotti di altri cinque in caso di donne sposate o con figli a carico. In concreto, gli anni di servizio richiesti erano quindi di 14 anni 6 mesi e un giorno, per le lavoratrici, e a 19 anni sei mesi e un giorno, per i lavoratori, come chiariva ad esempio la circolare n. 16 del 1993. Qui si legge infatti che “gli ordinamenti delle casse pensioni amministrate prevedono che il diritto alla pensione di vecchiaia venga maturato, all’età stabilita per il collocamento a riposo d’ufficio, dopo 15 anni di servizio utile, rectius 14 anni, 6 mesi ed 1 giorno” (passati 6 mesi e 1 giorno dell’ultimo anno, si considera infatti raggiunto il requisito). Il “decreto Rumor” rimase in vigore per quasi vent’anni. Il decreto n. 1094 fu superato solo nel 1992 dal decreto legislativo 503/1992 del governo Amato, che modificò il regime previdenziale. Il numero esatto di quanti lavoratori siano andati in pensione grazie al decreto Rumor non si sa, ma si possono fare delle stime basate sull’età dei pensionati attuali, registrando quelli che hanno un’età anagrafica particolarmente bassa. Una stima ad esempio è contenuta nello studio del 2011 di Confcommercio, che ha analizzato dati Inps e Istat, e che allora quantificava i baby pensionati in 531.752 unità. L’associazione dei commercianti ha ritenuti baby pensionati quei lavoratori che, al 2011, erano titolari di una pensione pur avendo meno di 50 anni di età. Secondo le tabelle elaborate da Confcommercio, di questi 531.752 circa metà erano maschi e metà femmine, e si trovavano prevalentemente (332.547) al Nord. La stragrande maggioranza (424.802) erano dipendenti pubblici che avevano versato contributi all’Inpdap, mentre una minoranza (106.950) aveva versato all’Inps. Rispetto ai dati del 2011 la situazione non dovrebbe essere cambiata sostanzialmente. Il numero totale di baby pensionati, anzi, potrebbe al massimo essere diminuito a causa di eventuali decessi, ma non dovrebbe essere aumentato, considerato che chi è andato in pensione dopo la riforma Amato non ha più potuto optare per un simile regime. Paniz parlando di “3 milioni” adotta una definizione molto larga - e in molti casi scorretta - di “baby pensionati” che comprende chiunque al 2017 si trovi in pensione pur avendo meno di 65 anni di età. Il numero è corretto, ma normalmente l’espressione “baby pensionati” è riferita solo a quelli che hanno goduto del regime predisposto dal decreto del 1973, poi citato da Paniz stesso. Tra questi c’è chi è potuto andare in pensione dopo 14 anni sei mesi e un giorno di contributi - si tratta in particolare delle lavoratrici coniugate o con figli -, ma non tutti i beneficiari del decreto voluto dal governo Rumor hanno goduto del medesimo trattamento (per i lavoratori, ad esempio, la norma erano 19 anni sei mesi e un giorno di contributi). Un calcolo del 2011 ha stimato il numero totale dei beneficiari del decreto Rumor - o meglio, di tutti i pensionati italiani particolarmente giovani - in oltre 530 mila, non molto distante dalla cifra riportata da Paniz, che parla di 573 mila beneficiari

Data: Martedi 10 Aprile 2018


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