Anno XIX - Numero 221 - Chiuso in redazione: Venerdi 14 Dicembre 2018 alle ore 16:00 archivio storico

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Congresso dirigenza Anmvi. L'orgoglio professionale non basta, serve più impegno

Congresso dirigenza Anmvi. L'orgoglio professionale non basta, serve più impegno
La Veterinaria è sempre più interessante per l'Economia e per la Politica. Interessano anche i Veterinari? Autocritica, al congresso dell'Anmvi, sulla capacità di competere e di saper usare a proprio vantaggio gli strumenti a disposizione. Da dove ripartire? Fra l'Angelus di Klee e l'amnesia del primo bacio, per superare l'incertezza diffusa serve una decisa presa di coscienza. Presidiare meglio e cogliere tutte le opportunità. Disorientata e confusa, la professione veterinaria mantiene un incrollabile orgoglio professionale. Ma non basterà. La categoria dovrà tendere al miglioramento, cavalcare il cambiamento, occupare gli spazi e cogliere tutte le opportunità. Molto più di quanto non si stia facendo. Il modello organizzativo che ha retto la Veterinaria istituzionale fino al secolo scorso ha perso la sua unitarietà. Ne va dell'autorevolezza stessa della sanità pubblica veterinaria, che rischia di cedere terreno ad assetti e profili improbabili, come hanno già dimostrato l'Asu in Veneto e la soppressione dei Servizi Veterinari in Emilia Romagna. "Anche se alcune amministrazioni territoriali hanno ripreso o si apprestano ad assumere nuovi veterinari pubblici, la vera domanda è con quale ruolo e con quale inquadramento" - ha affermato il Presidente AIVEMP Bartolomeo Griglio- spiegando che il modello organizzativo è "attraversato da spinte di deregolamentazione che stanno generando incertezza".  Incertezza. È la parola risuonata più spesso sabato scorso, nella Sala Oro di Palazzo Trecchi, dove si è riunita a congresso la Dirigenza dell'Anmvi per un confronto interno, alla presenza dei vertici di Fnovi ed Enpav e allargato allo scenario generale dei professionisti italiani (Confprofessioni). Aperto e presieduto dal Presidente dell'anmvi, Marco Melosi, il congresso ha visto la partecipazione di 60 dirigenti, fra regionali e nazionali, in rappresentanza delle società federate e delle Anmvi Regione.  Comprendere a fondo la figura del Veterinario Aziendale- L'incertezza degli assetti pubblici veterinari ricade sul settore che più di tutti viaggia a fianco della sanità pubblica, quello degli allevamenti: "Il sistema sconta una grande variabilità da Asl ad Asl e stenta a mettere a sistema il Veterinario Aziendale, una figura per la quale ci siamo spesi molto"- ha dichiarato Marco Colombo (Vicepresidente Anmvi, settore animali da reddito). Ciò malgrado sia "una figura a costo zero, in grado di accompagnare gli allevamenti verso una categorizzazione favorevole, producendo dati che altrimenti non sarebbero prodotti in alcun modo, perché ricadono sotto i nostri occhi e le nostre mani" -ha aggiunto. L'esempio sta in quella riduzione (-23%) nell'uso di cefalosporine di terza e quarta generazione, che emerge dall'auto-monitoraggio applicato in circa 200 allevamenti da latte con il Ddd-Sivar. Appetiti sulle strutture veterinarie- Le strutture veterinarie sono "aziende che producono salute animale, in uno scenario di mercato che non è più quello classico, dove il Veterinario imprenditore di se stesso poteva esercitare in una struttura semplice"- ha spiegato Carlo Scotti, Coordinatore Nazionale Anmvi e moderatore della tavola rotonda. "Oggi c'è bisogno di figure tecniche di supporto, rese indispensabili dalla complessità scientifica e tecnologica delle prestazioni cliniche e chirurgiche agli animali da compagnia, ma soprattutto non si è più al riparo dai grandi appetiti del capitale; grandi gruppi finanziari e internazionali sono ormai entrati nel business della pet economy". Declassamento e impoverimento- La prestazione veterinaria viene offerta commercialmente, come un servizio non più connotato intellettualmente, per il quale si pretende di far indossare il camice bianco a chiunque. Il declassamento di status e di corrispettivo economico è un problema trasversale alle professioni intellettuali, bloccate nell'empasse fra un'epoca finita e una non ancora matura, proprio come l'Angelus di Paul Klee evocato da Roberto Callioni, odontoiatra e Vicepresidente di Confprofessioni).  I professionisti arrivano a un reddito lordo di 52mila euro all'anno (dato portato da Confprofessioni). Un male comune che proverbialmente è solo un mezzo gaudio e che non può essere l'alibi per retroguardie rinunciatarie. "Le professioni sono sempre più povere, perché il Paese è sempre più povero- dirà poco dopo Romano Marabelli (Consigliere Dg Oie), nella sua lectio conclusiva- ma se starà bene l'approccio che tutti stiano peggio, non si tenderà al miglioramento".  Il punto di svolta sta qua, ma incontra resistenze e limiti interni alla stessa professione. Come nel film "50 volte il primo bacio"- Una categoria che non si informa non è preparata ad affrontare il cambiamento."Non si può spiegare ad uno per volta, quello che si dovrebbe conoscere leggendo, informandosi. Ci vuole voglia di conoscere. Non possiamo continuare a ripetere". - ha affermato il Presidente della Fnovi, Gaetano Penocchio. La metafora cinematografica suggerita da Penocchio è quella di una condizione di amnesia a ripetizione, in una professione che non fa tesoro di quel che impara. "È così che si perdono le opportunità"- ha detto. Il riferimento è al decreto del Veterinario Aziendale e alla nascente rete di epidemio sorveglianza, già prefigurata da quello stesso decreto e che oggi si chiama ClassyFarm. "È una occasione per la professione", che però non la sta comprendendo fino in fondo: "Se non ci siamo, se quegli spazi non vogliamo coprirli, allora è inutile domandarsi se abbiamo presidiato bene le nostre competenze". "Sì, i professionisti leggono poco"- ha confermato il Presidente di Confprofessioni Gaetano Stella- in parte perché "sono assorbiti dalle loro attività", ma anche perchè sono disincantati da anni di politiche "sbilanciate a favore delle grandi imprese, mentre il lavoro autonomo professionale stava soffrendo". Resta da capire se il nuovo corso di economia e finanza porterà davvero un cambiamento alla luce del Def, ma anche della definizione dei nuovi Indici di Affidabilità Fiscale (ISA) e della situazione della previdenza veterinaria. Ne hanno parlato il Presidente dell'anmvI Marco Melosi all'indomani del suo incontro con i vertici della Sose e il Presidente dell'Enpav Gianni Mancuso, a poche settimane dal varo di una operazione di recupero delle morosità previdenziali, che sarà soft per chi è in sofferenza professionale, ma anche standardizzata per prevenire future posizioni debitorie verso l'Ente. "Non c'è vento per il nocchiero che non sa dove andare"- L'Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE) è l'osservatorio privilegiato dal quale il professor Romano Marabelli (Consigliere DG OIE) osserva l'evoluzione mondiale della Veterinaria, che è "determinante" per l'Economia e per la Politica in tutto il Mondo. I Veterinari sono considerati altrettanto determinanti? Nella sua lectio conclusiva, Marabelli ha spiegato che la prima richiesta alimentare delle economie emergenti è di poter disporre di proteine, il che basta a dimostrare che produzione ed economia hanno bisogno di Veterinaria. D'altra parte, con la partecipazione familiare al pet, anche il rapporto Uomo-Animale è diventato sempre più interessante dal punto di vista economico.  E dall'importanza economica all'interesse della Politica per la Veterinaria il passo è breve. "Ma oggi parlano di Veterinaria direttamente i politici, i Capi di Stato, al G20, nei consessi politici internazionali". C'è poi la Sicurezza, "che non è stata ancora ben studiata ma che sta assumendo connotati preoccupanti perché è più facile trasportare un virus che una bomba"- ha proseguito Marabelli. Ad oggi non si spiegano i casi di Psa nei cinghiali in Belgio.  Di fronte a questi scenari c'è il rischio di "non essere più individuati come classe dirigente", che la Veterinaria sia diventata troppo importante perché se ne occupino i Veterinari. Siamo ancora determinanti? Sappiamo essere competitivi? Sappiamo usare tutte le norme che abbiamo a disposizione? Se una Regione arriva a sopprimere i  Servizi Veterinari, se per rinnovare il Comitato Nazionale di Sicurezza Alimentare ci si dimentica del Veterinario di sicurezza alimentare, se l'Europa vuole il Chief Food Safety Officer, una figura che potrebbe non essere affatto rivestita da un Veterinario, allora la risposta è che "non abbiamo mantenuto la pressione affinché questo non succedesse"- ha concluso Marabelli.

Data: Martedi 09 Ottobre 2018


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