Anno IX - Numero 69 - Chiuso in redazione: Mercoledi 16 Aprile 2014 alle ore 16:00 archivio storico


Seguici su:


menu
Questo spazio è riservato alla pubblicazione di articoli di ordini, associazioni o enti. Se vuoi avere anche tu il tuo spazio per scrivere contattaci
aerarium



primo piano
primo piano
primo piano
Professioni senza reti: il governo va avanti adagio
Stralciato l'articolo 14 della manovra. Ma il pericolo resta

di Luigi Berliri

Professioni senza reti: il governo va avanti adagio

Fra i 2.500.000 professionisti italiani (tanti sono, compresi i praticanti) e l’attuale maggioranza che regge il Paese si è arrivati ai ferri cortissimi. Lo stralcio degli articoli relativi alle (inutili, perché prive di qualunque effetto) liberalizzazioni delle professioni non mette tuttavia al sicuro da amare sorprese.  Hanno dunque avuto effetto le proteste del mondo ordinistico, che aveva coralmente denunciato il “tradimento” degli impegni a suo tempo presi dal Governo, che ha scelto di archiviare la brutta figura fatta.  Nel comportamento dell’Esecutivo nessuna persona di buon senso è riuscito a trovare una logica; infatti, nel testo del provvedimento, all’articolo 14, ci si propone di “eliminare entro 4 mesi le restrizioni in materia di accesso” alle professioni, dimenticando che già ora restrizioni non ve ne sono in quanto l’accesso alle professioni è libero ed illimitato e il sistema tariffario da tempo è stato smantellato.  A meno che non si voglia eliminare l’esame di Stato abilitante, ma per farlo occorre una legge costituzionale, trovando detto esame diretto riferimento all’art. 33 della Costituzione!  Dunque il testo che il Governo ha approvato oggi non contiene quelle norme in fin dei conti inutili, prive di effetti concreti ma pericolose, perché avrebbero assimilato attività ad elevato contenuto intellettuale (come sono quelle rese dai professionisti ordinistici) ad attività commerciali od artigianali, assolutamente rispettabili ma che sono una cosa diversa.  Deluse le Associazioni. Giorgio Berloffa  (Assoprofessioni), sottolinea che ci saremmo trovati di fronte a “una svolta epocale perché si sarebbe messo sotto la lente di ingrandimento il sistema ordinistico. Si sarebbe ragionato sul punto che le professioni non regolamentate avrebbero acquistato una pari dignità con le ordinistiche. Sul piede di guerra gli ordini professionali. In particolare quelli destinati ad essere eliminati”. “Il comportamento del Governo Berlusconi-Tremonti - ha detto Roberto Orlandi, Presidente del Collegio Nazionale degli Agrotecnici e degli Agrotecnici laureati e Capogruppo al CNEL per le Libere professioni - mi ha ricordato quello che ebbe il precedente Governo Prodi-Visco: molti inutili incontri, molte promesse rinviate e poi, all’improvviso, un intervento per decreto-legge, scritto malissimo e senza alcuna consultazione preventiva. Allora, nel 2006, fermammo quel Governo con una imponente manifestazione di 40.000 professionisti ai Fori Imperiali e con noi sfilarono molti esponenti di questo Governo e di questa maggioranza, venuti a portarci nell’occasione la loro solidarietà ma, evidentemente, di memoria corta”.  “L’impressione è che i tecnici del ministero vivano su Marte e ogni tanto diano un’occhiata distratta dalle nostre parti— attacca Giuseppe Jogna, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali —  non abbiamo pregiudiziali a discutere di riforma delle professioni e lo abbiamo dimostrato nei confronti sia del ministro Alfano, sia del Parlamento. Ma evitiamo di scrivere provvedimenti così slegati dalla realtà” . Particolarmente critici gli esponenti delle professioni sanitarie che risulterebbero esposte anch’esse a pericolose liberalizzazioni. “Una norma a dir poco sconcertante — afferma il presidente dell’Ordine degli psicologi del Lazio Marialori Zaccaria — che escluderebbe dall’esercizio del ruolo di tutela gli Ordini delle professioni sanitarie, gli unici deputati a certificare la bontà dei titoli e l’eticità dei comportamenti dei professionisti iscritti a vera e unica garanzia della salute per i cittadini” . “La manovra parla di  restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle professioni  - eccepisce il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco – e l’ordine dei medici non ha alcuna funzione restrittiva all’accesso alla professione, ma solo una funzione di controllo dei requisiti professionali previsti dall’ordinamento dei medici e degli odontoiatri e dell’aggiornamento degli stessi, a tutela della salute e del benessere dei cittadini”.  Furiosi e preoccupati i medici. "Senza l'Ordine si avrebbero gravi conseguenze per la tutela della salute dei cittadini e, al contempo, ne farebbero le spese la stragrande maggioranza dei Medici onesti e proprio quei giovani che a parole tutti vogliono aiutare – rileva Mario Falconi, Presidente dell'Ordine dei Medici di Roma. “Pertanto – aggiunge -  è assolutamente indispensabile che i Medici e gli odontoiatri continuino contestualmente a soggiacere alle norme di legge previste dalla giustizia ordinaria e a quelle del codice deontologico. Senza l'Ordine - prosegue Falconi - organo ausiliario dello Stato posto a tutela dei cittadini, oggi continuerebbero ad esercitare personaggi che hanno praticato abusivamente la professione, commesso abusi sessuali su pazienti, si sono resi responsabili di truffe, prescritto cure ingannevoli, tanto per fare degli esempi. Invece, molti di questi sono stati da noi sanzionati e nove di essi radiati negli ultimi tre anni - ricorda Falconi - con la conseguente inibizione permanente di esercizio dell'attivita' professionale". In quanto "al lodevole intento, che la manovra finanziaria persegue, di favorire l'accesso alle professioni dei giovani", Falconi evidenzia che "l'Ordine non ha mai applicato alcuna restrizione, numerica o territoriale, e che attualmente un neo-medico, a fronte di una quota annua di iscrizione all'albo di poche decine di euro, riceve una lunga serie di servizi e tutele, anche di formazione permanente, con cui può  effettivamente essere agevolato nei difficili primi anni di esercizio della professione" “Se così è siamo in presenza di un colpo di mano gravissimo e inaccettabile, motivo di allarme in più proprio nella stagione in cui si parla di leggi per mettere il bavaglio all’informazione», fa eco a nome dei giornalisti il segretario Fnsi, Franco Siddi  - se vengono abrogate le norme che attraverso gli ordini, salvo che per farmacisti, avvocati, notai, autotrasportatori e architetti, restringono l’accesso o introducono regole per l’esercizio della professione. Onestamente è sorprendente che ciò accada, sembrerebbe un colpo di mano politico a fronte di una manovra che deve essere economica. Noi giornalisti non siamo attaccati al nostro ordinamento ma è evidente che sembrerebbe si vogliano cancellare le guarentigie dei giornalisti, cioè quelli che li obbligano a raccontare i fatti di pubblico interesse secondo il criterio della verità”. E il Presidente del Consiglio Nazionale Psicologi, Giuseppe Luigi Palma  sottolinea che “l’indebita restrizione all'accesso alla professione è certo un tema che non riguarda gli Psicologi, nè l'Ordine degli Psicologi. L'Ordine - spiega - non esercita alcuna funzione restrittiva. In Italia ci sono circa 80.000 (ottantamila) psicologi, a fronte dei circa 210.000 psicologi presenti sul territorio della Comunità europea”. Inoltre la percentuale di candidati che supera l'esame di stato è altissima (oltre l'80%)”. Palma definisce poi “uno scempio la possibilità che l'Ordine possa essere abolito e non svolgere più funzioni di controllo sull'esercizio abusivo e il rispetto delle norme deontologiche proprio nel momento in cui altre figure cd professionali con dubbie competenze e scarsa formazione vengono immesse sul mercato da enti formatori senza scrupoli con grave rischio per la salute e il benessere dei cittadini”. Maurizio de Tilla, presidente dell’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), critica aspramente i provvedimenti in materia di casse previdenziali e ordini professionali previsti nella manovra finanziaria, in particolare quello relativo al controllo della Covit sulle casse previdenziali private. “Sulle casse previdenziali dei professionisti esistono già comprovati meccanismi di controllo – ha dichiarato il presidente dell’Oua - l’introduzione di ulteriori poteri di verifica in capo alla Covit rappresenta un modo per limitare l’ autonomia e l’indipendenza delle casse, introducendo meccanismi accentratori da parte degli enti pubblici. Il controllo della Covit va bene per i fondi pensione, ma non per le casse previdenziali, sottoposte ai bilanci civilistici con sindaci e revisori dei conti. L’aggregazione delle casse previdenziali provate al controllo della Covit comporterebbe, inoltre, costi insopportabili”.  L’Oua è nettamente contraria alle norme che modificano il funzionamento degli ordini professionali e dei loro meccanismi di accesso. Per de Tilla  “gli ordini sono il sale delle professioni e i professionisti soggiacciono a regole di accesso già previste dalla Costituzione e sono, in tal senso, autorizzati all’esercizio professionale. Il governo - ha concluso -  intende avviare un pericoloso processo di deregulation, preludio allo smantellamento dell’interno sistema ordinistico, al fine di colpire alcuni ordini in particolare quello dei giornalisti”.  Sulla norma contenuta nella manovra che prevede "l'abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso e all'esercizio delle professioni - afferma il presidente della Federazione dei Collegi degli infermieri (Ipasvi), Annalisa Silvestro -  alcune anche sanitarie, con l'esclusione dei soli farmacisti, "credo si sia alzata una tempesta in un bicchiere d'acqua. Per quanto riguarda gli infermieri, attualmente non esistono restrizioni per accedere alla professione. Anzi, attendiamo a braccia aperte i giovani che vogliono intraprenderla, visto che in Italia c'è ancora oggi una grave carenza di personale, pari a 60 mila infermieri”.  "I geologi italiani – le fa eco il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Gian Vito Graziano - sono seriamente preoccupati e sconcertati. La totale liberalizzazione all'accesso della professione di geologo e non una riforma dell'esame di stato, magari con l'introduzione di tirocini mirati, e la stessa possibilità di abolizione dell'Ordine dei Geologi espone tutta la società a gravissime ripercussioni in ordine alla gestione del territorio Il libero professionista iscritto ad un Ordine garantisce al Paese il 15% del Pil. Pronti ad indire manifestazioni di piazza.  Auspichiamo -conclude Graziano- che ci sia da parte dell'esecutivo del Governo un ripensamento della proposta, coinvolgendo le forze sane delle professioni Ordinistiche, che sono pronte a contrastare tale manovra e se occorre anche ad indire manifestazioni di piazza, che spazino via i burocrati ben pagati ma nullafacenti e l'intera classe dirigente del paese". Reazioni anche dal mondo politico. Per Pierluigi Mantini, responsabile professioni dell’Udc “la soppressione degli ordini nella manovra economica sarebbe stata un’altra promessa mancata del governo Berlusconi nei confronti dei mondi professionali. Dopo aver ostacolato per anni la riforma e la modernizzazione si pretendeva di agire con un colpo di spugna nei confronti delle organizzazioni di uno dei settori più dinamici dei mercati del lavoro nell’economia della conoscenza. Le professioni costituiscono formazioni sociali sempre più attive nella sussidiarietà e nella semplificazione amministrativa. E, invece, sono state ignorate dal governo nella crisi economica”.


Data: Giovedi 30 Giugno 2011


primo piano


.:ARCHIVIO:.



video

Easy Agenda Mobile


processo telematico



Comingonweb