Anno XIX - Numero 199 - Chiuso in redazione: Mercoledi 14 Novembre 2018 alle ore 16:00 archivio storico

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CRESCE L'ITALIA DEI PROFESSIONISTI
Dal rapporto Confprofessioni presentato oggi a Roma +21% dal 2008, comparto 'rafforzato' in tempo crisi

di Luigi Berliri

CRESCE L'ITALIA DEI PROFESSIONISTI
Con "poco meno di 1 milione 400.000 unità, l'aggregato dei liberi professionisti costituisce, al 2017, oltre il 6% degli occupati in Italia ed il 26% del complesso del lavoro indipendente". Crescono al ritmo del 21%, coprono il 26% del mercato del lavoro indipendente e occupano circa 900 mila dipendenti, anche se negli ultimi due anni il loro fatturato complessivo ha subito un leggero calo che si riflette in una lieve contrazione del loro contributo sul Pil nazionale,  mostrando una "decisa crescita nell'ultimo decennio (+21% tra il 2008 e il 2017)", il comparto si rivela esser stato "l'unica componente del mercato del lavoro che non soltanto ha tenuto, ma si è rafforzata nel corso della crisi, in netta controtendenza, rispetto agli altri segmenti del lavoro indipendente". Nel nostro Paese si concentra, infatti, il 19% dei professionisti censiti nei 28 Paesi dell’Unione. Il primato italiano in Europa è confermato anche dal rapporto tra numero di liberi professionisti e popolazione.  Se infatti a livello europeo si contano mediamente 11 liberi professionisti ogni 1.000 abitanti, in Italia ci sono 17 liberi professionisti per mille abitanti.  Lo si legge nel Rapporto curato dell'Osservatorio di Confprofessioni ed illustrato questa mattina, in apertura del congresso della Confederazione, a Roma, dal professor Paolo Feltrin. Gli imprenditori, va avanti il dossier, registrano, infatti, un -3,4% nel decennio esaminato, i lavoratori autonomi hanno subito un calo deciso (-13,1%) e le altre forme di lavoro indipendente (collaboratori, imprenditori individuali, familiari coadiuvanti, soci delle società di persone, o di capitali) si sono ridotte di oltre 1/3. "L'occupazione dipendente, pur profondamente mutata nella sua composizione contrattuale, ha colmato con il 2016 il precedente calo e, al 2017, segna un +2,7% rispetto al 2008", si legge ancora. Tirando le somme, dunque, "il perimetro degli occupati nel mondo delle libere professioni 'strettamente intese' si può immaginare composto da 2 milioni 300.000 unità, suddivise tra circa 1,4 milioni di liberi professionisti, di cui circa 200.000 datori di lavoro, e 900.000 dipendenti degli studi professionali". Nel 2016 il reddito medio nelle professioni 'ordinistiche' (coperte dagli studi di settore) "si attesta sui 52.000 euro annui", mentre per quelle non regolamentate (non riunite in Ordini e Collegi) le entrate medie sono "pari a poco meno di 34.000 euro annui", con uno 'scarto', perciò, di circa 18.000 euro. Il rapporto di Confprofessioni, evidenzia inoltre come in diverse categorie la crescita dei guadagni "si riscontra già dal 2014 (è il caso dei notai e degli studi medici, dei contabili organizzati in impresa e dei veterinari), o anche dal 2013 (per farmacisti, agrotecnici e periti agrari e psicologi)".  Il rapporto di Confprofessioni analizza anche il fenomeno della mobilità delle professioni in Europa. "La Germania – si legge - è il Paese che maggiormente contribuisce alla domanda di mobilità in Europa, con circa 80.000 richieste (12% delle richieste complessive)" di liberi professionisti, segue "la Polonia, con poco più di 65.000 richieste, quindi la Spagna (quasi 56.000)", mentre le richieste estere degli autonomi italiani sono state "circa 39.000 (poco più di 32.000 quelle approvate), numeri che pongono il nostro Paese al quinto posto nella classifica della mobilità transnazionale per quanto attiene lo specifico comparto delle libere professioni, con il 6% delle richieste autorizzative" a lasciare la nazione d'origine. La propensione – rileva il dossier - alla mobilità transnazionale dei liberi professionisti italiani è, dunque, molto contenuta, più esigua di quella che si riscontra nella media europea", si osserva.  È un’immagine dinamica quella del libero professionista che esce dal Rapporto 2018 di Confprofessioni. Negli ultimi anni secondo Confprofessioni l’universo professionale italiano sta cambiando pelle e se il mondo delle professioni è tutt’ora dominato dagli uomini, la componente femminile sta rapidamente conquistando terreno. Negli ultimi otto anni sono infatti le donne a trainare la crescita delle libere professioni, con una variazione positiva che si attesta a 176 mila unità, mentre i maschi si fermano a quota 80 mila. Scendendo nel dettaglio, sono le psicologhe e le biologhe a trainare la professione al femminile, da registrare inoltre come nella professione veterinaria le donne abbiano scavalcano gli uomini. Saldamente in mano a questi ultimi, invece, la professione di geologo, geometra e ingegnere. «Stiamo assistendo a un profondo ricambio generazionale, con una marcata tendenza al ribilanciamento di genere - commenta il curatore del Rapporto - Il peso delle generazioni più giovani e, al loro interno, delle donne, cresce sempre di più. Tra il 2009 e il 2017 gli over 45 che escono dal mercato del lavoro libero professionale sono per quasi l’80% uomini, mentre nello stesso il contributo delle donne alla crescita dei liberi professionisti (+255 mila unità) è del 67%». «Negli ultimi dieci anni i liberi professionisti sono l’unica componente del mercato del lavoro che ha retto gli urti della crisi economica, in netta controtendenza rispetto agli altri segmenti occupazionali del mercato del lavoro indipendente», commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «Una tendenza che si rispecchia anche in altri indicatori economici che mostrano incoraggianti segnali di ripresa. Il Rapporto 2018 sulle libere professioni segna infatti un aumento del numero degli iscritti agli ordini e alle casse professionali; i professionisti si attestano intorno a 1.400.000 unità e tra questi cresce la componente dei datori di lavoro ».

Data: Martedi 06 Novembre 2018


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