Anno XIX - Numero 134 - Chiuso in redazione: Giovedi 19 Luglio 2018 alle ore 16:00 archivio storico

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NIENTE SOLDI PER I MEDICI OSPEDALIERI
Sospeso a febbraio lo sciopero. Da allora i sindacati aspettano risposte precise. Il nodo resta quello retributivo

di Luigi Berliri

NIENTE SOLDI PER I MEDICI OSPEDALIERI
«Condivido la preoccupazione dell'assessore Venturi di chiudere ma sono ancora più preoccupato del contratto, non posso portare a casa un contratto peggiorativo». Guido Quici presidente Confederazione Italiana Medici Ospedalieri replica al presidente del comitato di settore, il rappresentante delle regioni Guido Venturi (che è pure assessore alla sanità emiliano) che ha risposto alla minaccia del presidente Cimo di abbandonare il tavolo (tecnico) «un po' come se avessi minacciato di abbandonare il tavolo politico». Una minaccia dovuta al fatto che ancora non si sa quali somme saranno investite sul contratto ospedalieri, l'unico a non offrire l'aumento del 3,48% andato a tutte le altre categorie del pubblico. Ad oggi si resta su incrementi del 2,90% perché sul monte salari non è calcolata l'indennità di esclusività e perché non sono considerate le retribuzioni individuali di anzianità (Ria) accantonate dalle regioni in questi 9 anni di blocco contrattuale. In risposta a Quici, Venturi ha peraltro sottolineato tre cose. Primo, «le risorse economiche per il contratto sono quelle che il Fondo sanitario nazionale consente di mettere a disposizione». Esse sono «le stesse che il ministero dell'Economia ha individuato e certificato in sede di parere di contabilità finanziaria sull'atto di indirizzo». Ha infine detto che le regioni sono pronte a battagliare insieme ai sindacati per il contratto del prossimo triennio «affinché il Governo accolga le nostre richieste». «Per me, dire che le risorse sono quelle definite dalla Finanziaria equivale ad escludere indennità di esclusività e RIA dal monte salari», afferma Quici. «Ora, finché ai tavoli si parla di relazioni sindacali e di sanzioni disciplinari (argomenti comunque abbastanza indicativi della percezione che le regioni hanno di noi medici ospedalieri) si può glissare sugli aumenti; ma quando si inizia a parlare di orari, carriere, pronta disponibilità, ci dev'essere un impegno di parte pubblica, e qui le regioni non ci hanno risposto. A questo punto, ho detto dopo l'incontro di martedì, con riferimento ai tavoli tecnici, che la pazienza di Cimo è esaurita».  Venturi replica che a giugno quando erano state dette le cose "come sono" in un incontro, presenti sindacati di dirigenza e comparto (infermieri), il rappresentante Cimo non aveva dissentito. Ma dalle nuove parole dell'assessore, il leader sindacale ora evince: «se si parla di Finanziaria l'aumento non c'è, se si parla di Mef è il ministero che ci ha bocciato l'inserimento dell'indennità di esclusività nella massa salariale, se ci si invita a dedicarci al triennio 2019-2021 è chiaro che le regioni non aspettano soldi. Non li hanno: a differenza che per le convenzioni di medicina generale, pediatria e specialistica, non mi risulta ne abbiano accantonati in questi anni. A fronte di decine e centinaia di milioni accumulati annualmente da Nord a Sud per i convenzionati, se si guarda il conto economico della banca dati del ministero della Salute alla voce dirigenza (B2860 ndr) non si leggono in genere cifre, a parte qualcosa la Lombardia». Forse le RIA che per legge andavano bloccate ma ridestinate alla categoria sono state utilizzate per i bilanci? «Io dico solo che non ci sono elementi per pensare che la massa salariale possa incrementarsi. A questo punto però non possiamo accettare ulteriori compiti e oneri normativi a fronte di zero incrementi. È meglio, direi, chiudere un contratto con mini-recupero a fronte degli esiti del tavolo sulle relazioni sindacali e i problemi disciplinari, il resto

Data: Mercoledi 11 Luglio 2018


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